La Chicchetta - 162

mercoledì 1 luglio 2009


Un popolo di evasori fiscali che sottrae risorse a tutto il Paese



In tutto sono 341 miliardi di euro. A tanto ammonta il “tesoretto” che gli italiani hanno nascosto al fisco e solo in parte recuperato della Guardia di finanza in questi ultimi dodici mesi. Un imponibile sommerso proveniente dall’economia criminale, dal lavoro nero, dall’evasione di piccole e grandi aziende che in termini di imposte equivale a circa 132 miliardi di euro. Un triste primato che a livello europeo ci vede soli al comando e che negli ultimi cinque mesi ha avuto un incremento del 9,7%. I dati provengono dall’Associazione contribuenti italiani tramite l’elaborazione di dati ministeriali, dell’Istat, della Banca d’Italia e della Corte dei conti su cinque particolari aree dell’evasione fiscale: economia sommersa e criminale, evasione delle società di capitali e delle big company e infine quella dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese. L’area che più contribuisce all’evasione è il lavoro nero che da solo sottrae al fisco italiano un imponibile di circa 128 miliardi di euro l’anno con un’evasione d’imposta stimata intorno ai 31 miliardi di euro. È data da un esercito di lavoratori invisibili composto da circa 2,4 milioni persone di cui 850mila lavoratori dipendenti che fanno un secondo o terzo lavoro. La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose che, in almeno tre regioni del Mezzogiorno, controllano buona parte del territorio. Il giro d’affari non “contabilizzato”, secondo le stime, si attesta sui 125 miliardi di euro l’anno con un’imposta evasa di 42 miliardi. La terza area è quella composta dalle società di capitali di piccola e media dimensione. Dall’incrocio dei dati è emerso che su un totale di circa 800mila società di capitali italiane, l’81% di queste dichiara redditi negativi (53%) o inferiori a 10mila euro (28%). Così facendo risultano esenti dal versamento delle imposte dovute e in questo caso l’evasione fiscale stimata si aggira attorno ai 18 miliardi di euro l’anno. Al quarto posto ci sono poi le big company, dove la fantasia fiscale esprime il meglio di sé, grazie anche alle numerose “falle” presenti nel sistema. Il 30% infatti ha “l’abitudine” di chiudere i propri bilanci in negativo evitando così di pagare le tasse. La quasi totalità (94%) si affida poi al “transfer pricing”, una pratica scorretta se sconfina nell’abuso con cui una grande società sposta costi e ricavi sui bilanci di altre aziende legate al gruppo, solitamente residenti in Paesi a tassazione “agevolata”. In questo modo si sottraggono al fisco italiano - si legge ancora nel rapporto - 31 miliardi di euro. Come se non bastasse ci sono poi i conti “off shore”: solo negli ultimi cinque mesi le cento maggiori compagnie del Paese hanno ridotto del 10% le imposte dovute all’erario proprio grazie all’uso di conti correnti in paradisi fiscali, in attesa ovviamente del prossimo “scudo fiscale” che presto approderà in Consiglio dei ministri. Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali che nasconde all’erario circa 10 miliardi di euro l’anno. Ad evadere di più sono le regioni del Nord con la Lombardia in testa che a giugno del 2009 ha fatto registrare un incremento del numero di evasori del 15,9%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il secondo e terzo posto spetta rispettivamente al Veneto, con un incremento del 15,6%, e alla Campania (+14,3%), prima regione del Sud in graduatoria. Segue poi la Valle d’Aosta con +14,3%; il Lazio con +14,2%; la Liguria con +13,8%; l’Emilia Romagna con +13,3%; la Toscana con +11,2%; il Piemonte con +10,1%; le Marche con +8,7%; la Puglia con +8,2%; la Sicilia con +7,0% e l’Umbria con +6,7%. La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo è aumentato, nei primi cinque mesi, di circa il 14,2%.


Sarà spudorata coincidenza: più alta è l'evasione fiscale più forti sono PDL e Lega.


By Angelo Stelitano


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