La Chicchetta - 46

venerdì 28 novembre 2008


Le banche sono a posto, i lavoratori no, specialmente i precari. Per i poveri-poveri una social card, un bancomat della miseria con una “dote di 120 euro", che un entusiasta Tremonti mostra come un giocattolo. Ma attenzione, non c’è solo questo


…L’altra novità (si fa per dire) è il bonus per le famiglie con figli e per i pensionati. C’è anche il blocco delle tariffe, misura non solo necessaria, ma perfino scontata, visti gli andamenti del prezzo del petrolio. Poi vaghe promesse sui mutui, tema più delicato perché tutti sanno che non si risolve con la beneficenza, ma con una trattativa con le banche che, nonostante i tonfi dei più grandi colossi d’affari del mondo, sono sempre un osso duro. In ogni caso si tratta di promesse, impegni di “pagheremo”. Nessuna cifra precisa. Nessuna linea di politica economica, né tantomeno idee di politica industriale innovativa. E soprattutto nessuna retromarcia su una finanziaria depressiva che pensa solo a tagliare. E’ questo il topolino che il governo Berlusconi ha cacciato fuori dal suo cilindro mediatico la sera di lunedì 24 novembre a Palazzo Chigi. Per rilanciare i consumi e contrastare una crisi che è stata paragonata a quella del 1929, alla vigilia del “licenziamento” di almeno mezzo milione di precari, il governo Berlusconi non ha saputo fare altro che dare spazio alle idee di un ministro dell’economia che continua ad apparire debole con i forti e compassionevole con i deboli. Eppure anche Tremonti dovrebbe sapere che con l’elemosina non si rilancia un sistema economico. Soprattutto in tempi di crisi. Ma è ovvio che non si tratta di incoscienza politica. Lo sanno bene i rappresentanti del governo di centrodestra e lo hanno perfino dichiarato. "Abbiamo assicurato continuità delle linee di credito alle imprese. Ora ci occuperemo dei consumi", ha detto aprendo il vertice di lunedì il premier Berlusconi. E’ la solita storia: gli aiuti veri si danno solo ai forti (alle banche e alle imprese) sperando che il mercato faccia poi la sua parte. Al contrario occuparsi seriamente dell’andamento dei consumi avrebbe voluto dire occuparsi dei lavoratori, delle loro condizioni. Quindi avrebbe voluto dire occuparsi delle tredicesime e del fiscal drag, come hanno chiesto i sindacati e in particolare la Cgil, che bontà loro, questa volta è stata invitata al tavolo del governo. Si è ancora una volta preferita la strada degli sconti fiscali e degli interventi una tantum. Per quanto gli interventi concreti, infatti, non c’è davvero quasi nulla nel pacchetto governativo. Ci prepariamo alla bufera con l’ombrellino.I problemi sono altri. Ed è sufficiente un breve elenco. Proprio in questi giorni sono in “scadenza” circa 500 mila contratti a tempo. Tra il 2004 e il 2007 la quota dei dipendenti con contratti a termine sul totale dei dipendenti è aumentata del 20%. Si calcola che in questo momento nel mercato del lavoro italiano sono presenti quasi 2 milioni e mezzo di lavoratori “a termine” ai quali si devono aggiungere circa 700 mila apprendisti. Ci sono almeno 3000 contratti in bilico nel solo gruppo Fiat. Duecento contratti stanno saltando alla Brembo, una delle aziende di punta della nostra metalmeccanica. Tutti i distretti industriali lanciano segnali di crisi, la spia è rossa. Aumentano le ore di cassa integrazione. A tutto questo il governo italiano risponde con una promessa di aumentare la dotazione per gli ammortizzatori sociali (fino a un miliardo di euro, dai 600 mila iniziali) attingendo al Fondo sociale europeo. C’è chi racconta di famiglie che non si possono più permettere di pagare la badante per il parente non autosufficiente. L’unica misura seria ce la pagherà l’Europa. Sempre che arrivi. Per ora siamo solo agli annunci mediatici.

Fonte: CGIL

La Chicchetta - 45

giovedì 27 novembre 2008


Caro Cavaliere le propongo uno scambio


Ho una proposta per il Premier, che si è dichiarato favorevole a costituire le classi separate per i bambini non abbastanza italiani. Quelle classi in cui si dovrebbe insegnare l’italiano e la legalità. Tenendo ben separati i bambini, non sia mai che l’italiano lo imparino anche dai compagni, e il rispetto della legalità lo imparino tutti i bambini, indipendentemente dalla percentuale di italianità, magari a partire da cose fondamentali. Tipo che tutti hanno uguali diritti. Quelle classi, se saranno realizzate, ci faranno vergognare per decenni. Saranno ricordate come una ferita dai bambini che si dice di voler aiutare e come una vergogna dai bambini che andranno nelle classi normali. Le discriminazioni feriscono, signor Presidente, da tutte e due le parti della barricata. Tirano fuori il peggio da tutti. Scavano fossati che anche quando saranno colmati resteranno dolenti come cicatrici. Per questo ho una proposta signor Presidente. Facciamo uno scambio. Si opponga con tutte le sue forze all’istituzione di queste classi discriminatorie. E noi le diamo ufficialmente il permesso di giocare a nascondino con gli altri presidenti durante gli incontri ufficiali. Perfino a moscacieca. La autorizziamo pure a tirare palline di carta con la penna Bic durante il G8.


Possiamo reggere alla vergogna di certe cose. Ma la vergogna di certe altre, ci pensi, sarebbe incancellabile.


Fonte: il Brescia

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Pensieri in Libertà
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SIAMO MESSI CON LE BOLLETTE CARO ANGELO...NOI LAVORIAMO E CERCHIAMO DI TENERE ALTA L'IDEA DI SINISTRA E QUELL'IMBECILLE DI BERTINOTTI DICHIARA ALLE TV CHE VLADIMIRO GUADAGNO DETTO LUXURIA E' LA NUOVA SINISTRA....CHE FINE!!!!!


Dopo il congresso dei DS sono andato coi Compagni della SD di Roma, ero coordinatore del 6 municipio di Roma.
Abbiamo aperto una sezione titolata a Berlinguer con la Compagna D'Antona, ed io ho messo sulla parete il Poster di Enrico...
Mi mancano quegli uomini...a diverse iniziative a cui ho partecipato anche come responsabile SD ho notato la differenza abissale che passa tra Pietro Ingrao, ricordo di una sera bellissima, ed i vari rimasugli tornati a galla con la risacca...gli altri li ho conosciuti negli anni dell'impegno forte...Pajetta che scuoteva la testa alla prima festa del PDS dicendo a noi giovani iscritti...è finito tutto...per questo a Settembre scorso ho scritto una lettera alla Sinistra Romana contestando Occhetto che aveva organizzato seminari sulla crisi della Sinistra!!!
Proprio lui che ha violentato e ammazzato l'unica certezza che poteva fermare le infamità che stiamo vivendo sulla pelle.
Ora ci è rimasto, anzi gli è rimasto, solo di gioire per la macchietta Vladimiro Guadagno...in attesa della distruzione alle europee...

Stefano Abei

La Chicchetta - 44

mercoledì 26 novembre 2008

Corte dei Conti. Un'indagine boccia la raffica di sanatorie: sono state inutili
Condoni fiscali, pochi incassi
"Buco di 5,2 miliardi di euro"
Per imagistrati i provvedimenti della Finanziaria 2003
"hanno avuto effetti diseducativi"

Che i condoni fossero diseducativi l'avevano denunciato in molti. Ma a rivelare che fossero anche poco utili per fare cassa stavolta è la Corte dei Conti. Dopo un'accurata indagine sulla raffica di richieste di sanatorie fiscali promosse dal secondo governo Berlusconi con la Finanziaria 2003, il risultato è piuttosto sconfortante: mancano all'appello 5,2 miliardi, mai versati, rispetto ai 26 che sarebbero dovuti affluire nelle casse dell'erario in base alle dichiarazioni di condono presentate. Soldi che sarebbero serviti per finanziare servizi e a coprire in parte l'immane deficit pubblico italiano, di cui però si sono perse le tracce. «Le somme dovute dai condonati - è scritto nell'indagine - non sono state versate neppure dopo l'iscrizione a ruolo e la notifica delle relative cartelle esattoriali». Insomma, una guerra persa. E non è tutto. Secondo la magistratura contabile i condoni hanno ottenuto solo un risultato di breve termine, senza contare che «le reiterate proroghe ed estensioni di concessioni hanno avuto un effetto fortemente diseducativo» e che il condono dell'Iva, così come prevede il diritto comunitario, è illegittimo. Una bocciatura, dunque, su tutta la linea. L'indagine punta il dito contro le categorie che hanno beneficiato del passaggio tra lira e euro: società di capitali o a gestione manageriale ubicate nel Centro-Nord, anche per il timore di possibili controlli. La Corte propone di destinare una quota delle risorse incassate dalla lotta all'evasione come bonus risarcimento ai contribuenti che, sottoposti ai controlli, sono risultati in regola.

La Chicchetta - 43

martedì 25 novembre 2008


I curiosi rimedi antipanico del Cavaliere

Il nostro Presidente del Consiglio ci chiede di applicarci per contrastare la crisi economica. Il sistema proposto è quello di dedicarci a consumare. Semplice ed efficace. Ci sarebbe il problemino che per consumare bisogna spendere, e per spendere ci vuole la materia prima. Cioè i soldi. Infatti in genere si spende, e con gran gusto, quando se ne hanno. Specialmente quando, dopo aver soddisfatto tutte le necessità primarie, di soldi ne rimangono ancora un pochino. Inoltre i soldi si spendono meglio quando si ha la ragionevole certezza che se ne avranno altri in futuro. Quindi se il Presidente del Consiglio invita gli italiani a spendere probabilmente ritiene che i cittadini siano presi da una crisi di irragionevole avarizia: che accantonino scioccamente migliaia e migliaia di euro che avanzano loro. Che la nazione sia piena di liquidità che viene scioccamente tenuta ferma. E che nessuno abbia il posto lavoro precario, evanescente, facile all'evaporazione. A meno che non ci inviti a spendere non solo quel che non abbiamo oggi, ma addirittura quello che non avremo domani. Una specie di incoraggiamento a far debiti, sapendo di non poterli ripagare. Che poi è proprio il genere di cose che ha fatto scoppiare la crisi in America. Ma forse è proprio per questo che ce lo propone.

Indebitarsi per evitare i problemi causati dei debiti, chissà, potrebbe essere un rimedio omeopatico.
Fonte: Il Brescia

La Chicchetta - 42

lunedì 24 novembre 2008


QUATTRO MILIONI. COMPENSI ALL'AUTORITY CON VOTO BIPARTISAN


Il costo di Brunetta


Anche dietro la norma «anti-fannulloni» del ministro Brunetta spuntano immancabili le solite consulenze pagate a carico della collettività. La delega al governo finalizzata all'ottimizzazione delle produttività del lavoro pubblico è stata approvata dalla commissione del Senato. Curiosità: si tratta del primo provvedimento bipartisan di una legislatura in cui litiga su tutto. Ma dalla commissione il provvedimento, che in origine prevedeva espressamente che i commissari dell'authority anti-fannulloni prestassero la loro opera «a titolo gratuito», è uscito con costi che, secondo una nota tecnica preparata a via XX Settembre, assommerebbero a ben quattro milioni di euro.

Il trucchetto?

Basta leggere il disegno di legge (numero 847), che il ministro Brunetta ha riassunto in quattro parole d'ordine: più trasparenza, standard, premi e punizioni per chi non fa il proprio lavoro. A leggere il testo arrivato in commissione (articolo 3 punto d), il ddl prevedeva «l'istituzione presso il Dipartimento di funzione pubblica, eventualmente in raccordo con altri enti o soggetti pubblici, di un organismo centrale (...) con il compito di validare i sistemi di valutazione adottati dalla singole amministrazioni centrali, indirizzare, coordinare e sovrintendere all'esercizio delle funzioni di valutazione, nonché di informare annualmente il ministro per l'Attuazione del programma sull'attività svolta". La centrale di controllo anti-fannulloni era praticamente a costo zero. Tanto che si leggeva poche righe più sotto «i componenti del predetto organismo, scelti tra persone di elevata professionalità, anche estranee all'amministrazione, prestano la loro collaborazione a titolo gratuito». Fin qui una pagina di bella politica: una norma anti-fannulloni che si fonda su un organismo di controllo che non costa nulla. Il problema è che, nell'accordo trovato in commissione Affari costituzionali del Senato, il punto d dell'articolo 3 è stato inghiottito dal nulla. E la famosa «collaborazione a titolo gratuito» dei componenti dell'organismo anti-fannulloni è svanita. Il nuovo testo approvato dalla commissione è che la centrale anti-fannulloni non è più gratis. I componenti, «di numero non superiore a cinque», sono pagati. Eccome. La relazione tecnica «sugli oneri finanziari derivanti dall'emendamento per come riformulato» - preparata a via XX settembre prevede che il costo complessivo dell'operazione può arrivare a 4 milioni euro. 8 miliardi del vecchio conio.

Ce n'è per tutti.

1milione e 500mila euro (onere massimo previsto) «per compensi, comprensivi degli oneri riflessi, spettanti ai componenti dell'Agenzia, da fissare con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione di concerto col Ministero dell' economia»;
500mila euro «per l'affidamento di consulenze e incarichi di collaborazione»;
700mila euro «per la stipula di convenzioni con enti e università»;
500mila euro «per il funzionamento e spese connesse alla segreteria tecnica»;
400mila euro «per l'acquisto e la manutenzione di beni strumentali e per gli oneri di funzionamento della struttura»;
400mila euro «per le spese concernenti all'affitto della sede ed eventuali oneri connessi»;
Totale: 4 milioni di euro.


«La collaborazione a titolo gratuito» dei componenti dell'organismo anti-fannulloni (a proposito: chi saranno i predestinati?) avrebbe portato un discreto risparmio alle casse pubbliche e sarebbe stata in linea con il taglio delle consulenze pubbliche, una delle battaglie su cui Brunetta più si è speso dall'inizio della legislatura.


il Riformista di mercoledì 19 novembre 2008, pagina 7

Un ringraziamento particolare per questo articolo a NOEMI POLITI.

La Chicchetta - 41

venerdì 21 novembre 2008

IL CORAGGIO DELLA MENZOGNA

alla fine di una serata che sembrava concludersi come le altre, ecco finalmente emergere dalla tanto vituperata TV una verità finora negata. Infatti Silvio Berlusconi telefona a Ballarò, la trasmissione di Giovani Floris su Raitre, che ospita il leader della Cgil Guglielmo Epifani, per rilasciare una sua dichiarazione sull’attacco di Di Pietro che gli aveva dato nel pomeriggio del “corruttore politico”, finendo poi per dare la sua versione della vicenda che da giorni agita il mondo del sindacato: la cena dei leader di Cisl e Uil Palazzo Grazioli con il premier, che Bonanni e Angeletti negano sia mai avvenuta. ''Nessuna cena, nessun incontro conviviale. L'incontro c'è stato ma non è stato a casa mia - è la spiegazione fornita dal premier - e' stato un incontro rapido nella sede di Forza Italia al quale io sono stato invitato e del quale non sapevo nulla fino a mezzora prima''. Di fronte a questa affermazione, simile a quella altrettanto inverosimile resa anni prima sulla propria iscrizione alla Loggia P2, fatta, a suo dire, a sua insaputa, il pubblico rumoreggia e ride. Qualcuno dagli spalti fa persino cucù, come aveva fatto nella mattinata Berlusconi alla Merkel, nascondendosi dietro ad un monumento, nel vertice Italo-tedesco. E, probabilmente questo a far infuriare il premier. Quando mente spudoratamente guai a dire che te ne sei accorto! Un po’ come se ad un prestidigitatore mentre si sta esibendo gli dici che hai capito il trucco. Guglielmo Epifani protesta, parlando con il premier in diretta telefonica e sostiene ''non si fa così, serve trasparenza e lei avrebbe dovuto sentire la mancanza di un grande sindacato come la Cgil''.
''Trovo del tutto fuori luogo questa osservazione - ribatte Berlusconi - alzando sempre più la voce - la vita politica è fatta di molteplici incontri con i singoli e con le parti. L'incontro di cui parliamo era di questo tipo, ne ho avuti diversi altri''. ( Con Villari forse? Con qualche esponente del Pd di estrazione dalemiana?) E continua. ''Gli incontri ufficiali con i sindacati avvengono invece nella sede del governo, nella sala Verde - prosegue il premier - e a questi la Cgil è sempre stata invitata''. Berlusconi aggiunge per esempio che sul caso Alitalia ''per sette volte Epifani invitato non si è presentato'' per far fallire la trattativa su mandato della sinistra. E mentre Epifani smentisce protestando un “ .. ma che sta dicendo! Ma quando mai?!” Berlusconi ormai fuori controllo aggiunge inviperito ''Non le permetto di fare dichiarazioni che non rappresentano la realtà e non ho bisogno della sua autorizzazione per fare i miei incontri''. Alzando sempre più la voce, di fronte alle rimostranze di Epifani, prima di mettere giù la cornetta, ad evitare qualche altra imbarazzante domanda da parte di Floris, il premier afferma ''e allora ora chiederò a lei il consenso su tutto''. Poi conclude: ''Il prossimo mercoledì il Consiglio dei ministri varerà un pacchetto di misure sulla crisi finanziaria che saranno illustrate per tempo ai sindacati e lei sarà invitato a Palazzo Chigi nella sala Verde''
Dopo la sfuriata, mentre si stanno ancora depositando nelle menti dei presenti le riflessioni sulle dichiarazioni del premier, Epifani commenta. ''Intanto il presidente del consiglio ha confermato l'incontro. Ne prendo atto e quindi qualcuno ha detto qualche bugia...''.
E vediamo allora quali: ANGELETTI: "Non ho partecipato a nessuna cena. A Epifani serve questa storia soltanto per dire: incontri separati? Allora scioperi separati. Non vuole lo scambio produttività-salario, non perché gli piacciano le cose antiche, ma perché è vittima di Cremaschi, dei metalmeccanici e dell'ala massimalista della sua organizzazione, che gli fa scegliere una deriva bolscevica". BONANNI: "Per quanto mi riguarda non c'è stata nessuna cena, se c'è stata non mi hanno chiamato, se mi avessero chiamato ci sarei andato". Il cronista allora domanda "Alcuni cronisti l'hanno vista lasciare Palazzo Grazioli da un'uscita secondaria". "Si saranno sbagliati, non ero io, a quell'ora ero a Porta a Porta". (Che però si registra di pomeriggio. Una risposta da bugiardo consapevole o da scemo inconsapevole. Scegliete voi).
Non avevano fatto i conti con la sincerità estemporanea che caratterizza spesso il loro leader supremo, l'uomo dalle cui labbra, ormai si è capito, pendono notte e dì, il nostro premier Silvio Berlusconi. Ma indipendentemente da dove è avvenuto veramente l’incontro, se a casa di Berlusconi o alla Sede di Forza Italia, l’incontro c’è stato, ed i nostri due massimi esponenti della CISL e della UIL, ormai ufficialmente sbugiardati e “sputtanati”, ci sono entrati ed usciti dalla porta di servizio. Che si chiama così, se permettete un pò di etimologia, perché dai palazzi padronali i servi non uscivano dalla porta principale. Faceva poco fico. Per le faccende del padrone uscivano dalla porta sul retro, chiamata per questo “porta di servizio”. Ecco, appunto come SERVI. Ora ci escono finti-sindacalisti dalle riunioni segrete con i membri del governo e di CONFINDUSTRIA o finti-oppositori.
Ora diventa più facile spiegare perché questi sindacati, nelle mani di questi finti-sindacalisti, possano fare accordi a ribasso. Scusate, sono servi di un padrone! Non sono più i tutori di categorie di lavoratori. Si sono fatti comperare da quello che Di Pietro, nel pomeriggio di ieri, ha definito “corruttore politico” ed il prezzo è stato proporzionale al valore di mercato. Che sono gli iscritti che rappresentano. Cioè a Berlusconi è bastato comperare, come gli riesce facilmente, due persone per avere dalla sua un nucleo dirigente e milioni di lavoratori. Che solo per questo motivo prenderanno quella miseria di 40 euro netti al mese ed un contratto capestro a perdere, di potere d’acquisto e di diritti. O pensate veramente che, se CISL e UIL, su questa partita avessero tenuto il punto, insieme a CGIL ed alle altre OO.SS. di base, si sarebbe veramente firmato un accordo così?!
Oltre a subire il furto sul nostro salario accessorio…?!
Il valore di mercato? L’ho detto nei giorni scorsi. Massimi dirigenti CISL e UIL commissari negli Enti bilaterali, come Tarelli. Scuole di formazione e quindi milioni di euro – pagati con quanto risparmiano sui nostri contratti – per le organizzazioni sindacali UIL e CISL. Non per i lavoratori iscritti! Ma per l’organizzazione! Per gli uomini – pardon, i quaquaraquà – che le dirigono.
Ecco perché sta a voi, iscritti alla CISL ed alla UIL, far cambiare il prezzo del mercato. Sta solo a voi, con la vostra protesta, restituendo le vostre tessere, facendo tutto quello che potete come persone aderenti ad una organizzazione, far cambiare le regole di questo mercato, avvenuto sulla vostra testa e sulla vostra pelle, svendendo i vostri diritti. Lo vedete anche voi. Sono dei bugiardi. Niente di più. Uomini che passano la vita a prendere in giro i lavoratori che dichiarano di difendere. Uomini che con le loro dichiarazioni da mentitori patentati fanno fare una grossissima figura di m… anche ai quadri sindacali ed RSU che rappresentano i loro sindacati nei posti di lavoro, che almeno in questa storia colpe non ne hanno di certo. Anzi, molti loro hanno partecipato ai nostri scioperi sfilando in protesta anche con le loro bandiere. E’ l’unica strada. Quella che dalla base fa capire che i lavoratori CISL e UIL non sono entrati con Bonanni ed Angeletti da quella porta di servizio, perché non sono servi, come chi indegnamente li rappresenta.
I lavoratori dipendenti non sono una servitù del governo. Hanno quella dignità e quel coraggio che né Angeletti né Bonanni hanno mostrato. Che non è il coraggio della menzogna, priva di pudore e di rispetto per milioni di lavoratori. Facciamo allora diminuire il loro valore di mercato, perché così solamente può aumentare il nostro.
Dignità, cari colleghi. Dignità!


Antonio Spinelli
Coordinatore Regionale CGIL Puglia

La Chicchetta - 40

giovedì 20 novembre 2008


Pigri, disonesti ma soprattutto fannulloni


Il ministro Brunetta sembra avere una vera ossessione per un genere di persone che lui definisce fannulloni. Curioso che, fra tutte i possibili tipi di persone poco attive, veda solo questa categoria, o comunque si preoccupi solo di questa. Mai sentito che si scagliasse contro i gli abulici, gli accidiosi, gli apatici, i bradipi, i catatonici, i decacontanti (quelli che prima di agire contano fino a dieci) i dormiglioni, i dormienti, i ghiri, gli imbambolati, gli imboscati, gli immobilisti, gli incantati, gli indolenti, i letargici, i mimetizzati, le marmotte, i pigri, i rallentati, i rilassati, i riflessivi, gli scioperati, i sonnacchiosi, i sognanti, gli statici. Macché, solo i fannulloni. Però obbiettivamente sta migliorando. Prima li vedeva ovunque, ma ultimamente pare che li veda solo a sinistra. In realtà ha detto che i fannulloni spesso stanno a sinistra, e questa precisazione lascia perplessi: se stanno spesso da una parte vuol dire che a volte stanno dall'altra. Si spostano. Quindi fanno qualcosa. A meno che, il fatto di vederli solo a sinistra sia un limite oculare del ministro. Qualcosa all'occhio destro. Magari un pò di miopia parziale, nel senso che è di parte. Sarebbe buffo correggerla con gli occhiali, cioè usare lenti per vedere chi sta fermo. Ma c'è un'altra possibilità che rasenta la poesia.


Capite, sarebbe fantastico se fosse un caso di occhio pigro.

La Chicchetta - 39

mercoledì 19 novembre 2008

Intervista a Berlusconi.
La battuta su Obama? "Lui stesso si è fatto una risata"
Sulle riforme: "La Bicamerale di Fini? Mi occupo di cose importanti"
"Basta con la tv che mi dileggia questa sinistra è contro l'Italia"


"Basta con questa tv che mi dileggia solo. Anche lì c'è la mano dell'opposizione. La verità è che la sinistra vuole quattro anni e mezzo di campagna elettorale. Polemizzano solo, soffiano sulla protesta. Lo stanno facendo pure con l'Alitalia. Mi insultano infischiandosene degli interessi del Paese". Silvio Berlusconi si sfoga. Punta l'indice contro il centrosinistra. Reo di provocare un clima di ostilità nei suoi confronti . Ma se la prende soprattutto con i giornali e le televisioni. Che, a suo giudizio, si esercitano in un "continuo e insopportabile dileggio". Su tutti i canali, in prima serata, ogni giorno.

Cribbio....Cribbio e ancora Cribbio.


La Chicchetta - 38

martedì 18 novembre 2008




tasse stranissime sui carburanti


Iniziò Mussolini a introdurre 1,90 lire al litro sulla benzina per finanziare la guerra di conquista dell’Abissinia nel 1935. Nel 1956 per compensare la crisi economica derivante dalla chiusura del canale di Suez. E poi il disastro del Vajont (1963), l’alluvione di Firenze (1966), il terremoto del Belice nel ’68, quello del Friuli nel ’76 e quello dell’Irpinia nell’80; ma anche le missioni militari in Libano (1983) e in Bosnia (1996); per finire - si fa per dire, perché il tema è sempre aperto - con il rinnovo del contratto degli autisti di tram e autobus del 2004. Prese singolarmente si tratta di cifre minime, nell’ordine del millesimo di euro o di 10 centesimi, eppure messe in fila una dopo l’altra, queste dieci una tantum sono diventate col passare degli anni una massa che determina un gravame complessivo di quasi 25 centesimi, un quarto di euro, che ancora oggi pesano sul prezzo finale di ogni litro di benzina.
Non basta però: c’è anche la «tassa sulla tassa». Vale a dire che su questi 25 centesimi di euro, sommati alla vera e propria imposta di fabbricazione (definita per decreti ministeriali), viene aggiunta pure l’Iva del 20%. In soldoni: ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato.



L’elenco completo comprende le seguenti accise:


1,90 lire per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935;

14 lire per il finaziamento della crisi di Suez del 1956;

10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;

10 lire per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966;

10 lire per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;

99 lire per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;

75 lire per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;

205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;

22 lire per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;

39 lire per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.

La somma di tali accise evidenzia, pertanto, una tassazione di 485,90 lire (ossia 25 centesimi di euro) per ogni litro di carburante acquistato.


La Chicchetta - 37

lunedì 17 novembre 2008

Che sbadato, mi sono perso un'atomica

Nel 1968 sono successe tante cose. Ad esempio sono andate perdute un sacco di inibizioni. Sembrava un cambiamento esplosivo, ma in effetti forse c’è stata una perdita di qualcosa di meno vistoso, ma dal potenziale notevole. Qualcuno ha perso un’altra cosuccia, solo che non lo abbiamo saputo per tutto questo tempo. Più esattamente l’aeronautica statunitense ha smarrito una bomba atomica. Non in un posto vicino, è capitato in Groenlandia. È precipitato un bombardiere B52, che portava 4 ordigni atomici, e pur cercando molto bene son venute fuori solo 3 bombe. La quarta, non si sa dove sia finita. Cioè, si sa che è in mare, da qualche parte. Non ci hanno detto mai nulla per non farci preoccupare. Una forma di premura. Occhio non vede, bomba non duole. E comunque il Pentagono non vuole. Pare che non ci siano problemi. Esplodere non è esplosa, lo avremmo saputo, forse. Chissà se avrà già fatto prendere un grosso spavento a qualche pescatore. Tipo «Non so cosa sia questa cosa nella rete, ma io i merluzzi fosforescenti non li mangio». Sembra che aver smarrito l’ordigno non abbia causato cambiamenti nel tran tran della guerra fredda. A quanto pare perdere un’atomica è come smarrire la chiave di casa. Magari non ti ci disperi, se ne hai molte altre copie che fanno lo stesso lavoro.
Ma può essere un grosso, grossissimo guaio se la trova la persona sbagliata.

La Chicchetta - 36

venerdì 14 novembre 2008


E’ facile prevederlo quando l’anfitrione non è, come nel film famoso, Spencer Tracy, bensì l’attuale presidente del Consiglio. E così a restare fuori dall’incontro tra governo e sindacati è stato Guglielmo Epifani, il leader del sindacato maggiormente rappresentativo. E con lui Renata Polverini che pur essendo di destra ama mostrarsi poco docile. E’ un già visto. L’altra volta finì in un patto scritto sulla sabbia. L’ambizione è sempre quella: spaccare i sindacati. Eppure l’incontro era stato chiesto da tutti e tre: Cgil Cisl e Uil. Non per qualche mancia. Per interventi urgenti su salari, pensioni, precari, tariffe, prezzi. Stupisce – salvo smentite – la discreta compiacenza di Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Hanno accelerato la rottura sindacale. Devono aver detto: C’è la recessione? L’Italia sta per affrontare una crisi dura? Vediamoci tra noi. Lasciamo fuori la Cgil. Spingiamola a proclamare lo sciopero generale. Facciamo il sindacato di centrodestra e il sindacato di centrosinistra. Un sondaggio di Renato Mannheimer spiegava nei giorni scorsi di come il sindacato stia perdendo autorità e prestigio. Queste cene per pochi eletti rischiano di far lievitare le percentuali negative. C’è attorno un disagio profondo. L’Alitalia è uno specchio ma si moltiplicano i casi di crisi aziendali. Con un governo capace solo di rigurgiti autoritari poco produttivi, una dissennata frammentazione sindacale che solo una legge sulla rappresentanza potrebbe dissipare. Sarebbe necessario aiutare non la divisione sindacale ma il suo contrario. Non è una cosa da nostalgici. L’alternativa al sindacato unito, non è la sana competizione, come dice qualche amico.

E’ la giungla, il caos. Occorre reagire. Lo sciopero generale della Cgil può essere un segnale, una scossa. Per tutti.


La Chicchetta - 35

giovedì 13 novembre 2008


La chicchetta di oggi è un pò lunga...ma, credetemi leggerla (meditare) fino in fondo arricchisce notevolmente i nostri martoriati organi intestinali.

Le uscite nel 2008 sono salite di 13 milioni. Colpa dei nuovi vitalizi.
I Palazzi del potere hanno aumentato le spese Dalle agende alle liquidazioni, sprechi e privilegi.
Nelle bellissime agende da tavolo e agendine da tasca del Senato, appositamente disegnate per il 2009 dalla fashion house Nazareno Gabrielli, tra i 365 giorni elegantemente annotati ne manca uno. Il giorno con il promemoria: «Tagli ai costi della politica». A partire, appunto, dal costo delle agendine: 260.000 euro. Mezzo miliardo di lire. Per dei taccuini personalizzati. Più di quanto costerebbero di stipendio lordo annuo dodici poliziotti da assumere e mandare nelle aree a rischio. Il doppio, il triplo o addirittura il quadruplo di quanto riesce a stanziare mediamente per ogni ricerca sulla leucemia infantile la Città della Speranza di Padova, la struttura che opera grazie a offerte private senza il becco di un quattrino pubblico e ospita la banca dati italiana dei bambini malati di tumore.
Sentiamo già la lagna: uffa, questi attacchi alle istituzioni democratiche! Imbarazza il paragone coi finanziamenti alle fondazioni senza fini di lucro? Facciamone un altro. Stando a uno studio del professor Antonio Merlo dell’Università della Pennsylvania, che ha monitorato gli stipendi dei politici americani, quelle agendine costano da sole esattamente 28.000 euro (abbondanti) più dello stipendio annuale dei governatori del Colorado, del Tennessee, dell’Arkansas e del Maine messi insieme. È vero che quei quattro sono tra i meno pagati dei pari grado, ma per guidare la California che da sola ha il settimo Pil mondia-le, lo stesso Arnold Schwarzenegger prende (e restituisce: «Sono già ricco») 162.598 euro lordi e cioè meno di un consigliere regionale abruzzese.
Sono tutti i governatori statunitensi a ricevere relativamente poco: 88.523 euro in media l’anno. Lordi. Meno della metà, stando ai dati ufficiali pubblicati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, degli emolumenti lordi d’un consigliere lombardo. Oppure, se volete, un quarto di quanto guadagna al mese il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che porta a casa 320.496 euro lordi l’anno. Vale a dire quasi 36.000 euro più di quanto guadagna il presidente degli Stati Uniti.(…) Se è vero che non saranno le agendine o i menu da dieci euro a portare alla rovina lo Stato italiano, è altrettanto vero però che non saranno le sforbiciatine date dopo il deflagare delle polemiche a raddrizzare i bilanci d’un sistema mostruosamente costoso. Né tanto meno a salvare la cattiva coscienza del mondo politico. Certo, l’abolizione dell’insopportabile andazzo di un tempo, quando bastava denunciare la perdita o il furto di un oggetto per avere il risarcimento («Ho perso una giacca di Caraceni». «Prego onorevole, ne compri un’altra e ci porti lo scontrino»), è un’aggiustatina meritoria. Come obbligati erano la soppressione a Palazzo Madama del privilegio del barbiere gratuito e l’avvio di un nuovo tariffario (quasi) di mercato: taglio 15 euro, taglio con shampoo 18, barba 8, frizione 6… E così la cancellazione del finanziamento di 200.000 euro per i corsi di inglese che non frequentava nessuno. E tante altre cosette ancora. Un taglietto qua, una limatina là… (…) Sul resto, però, buonanotte. L’andazzo degli ultimi venti anni è stato tale che, per forza d’inerzia, i costi hanno continuato a salire. Al punto che i tre questori Romano Comincioli (Pdl), Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega Nord), nell’estate 2008, hanno ammesso una resa senza condizioni scrivendo amaramente nel bilancio: «Non è stato possibile conseguire l’obiettivo di inversione dell’andamento della spesa in proposito fissato dal documento sulle linee guida».
Risultato: le spese correnti di Palazzo Madama, nel 2008, sono salite di quasi 13 milioni rispetto al 2007 per sfondare il tetto di 570 milioni e mezzo di euro. Un’enormità: un milione e 772.000 euro a senatore. Con un aumento del 2,20 per cento. Nettamente al di sopra dell’inflazione programmata dell’ 1,7 per cento.
Colpa di certe spese non facilmente comprensibili per un cittadino comune: 19.080 euro in sei mesi per noleggiare piante ornamentali, 8.200 euro per «calze e collant di servizio» (in soli tre mesi), 56.000 per «camicie di servizio » (sei mesi), 16.200 euro per «fornitura vestiario di servizio per motociclisti ». Ma soprattutto dei nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti e dei 7.251.000 euro scuciti per pagare gli «assegni di solidarietà» ai senatori rimasti senza seggio. Come Clemente Mastella. Il cui «assegno di reinserimento nella vita sociale» (manco fosse un carcerato dimesso dalle patrie galere) scandalizzò anche Famiglia Cristiana che gli chiese di rinunciare a quei 307.328 euro e di darli in beneficenza. Sì, ciao: «La somma spetta per legge a tutti gli ex parlamentari». Fine.
Grazie alle vecchie regole, il «reinserimento nella vita sociale» di Armando Cossutta è costato 345.600 euro, quello di Alfredo Biondi 278.516, quello di Francesco D’Onofrio 240.100. Un pedaggio pagato, ovviamente, anche dalla Camera. Dove Angelo Sanza, per fare un esempio, ha trovato motivo di consolazione per l’addio a Montecitorio in un accredito bancario di 337.068 euro. Più una pensione mensile di 9.947 euro per dieci legislature. Pari a mezzo secolo di attività parlamentare. Teorici, si capisce: grazie alle continue elezioni anticipate, in realtà, di anni «onorevoli » ne aveva fatti quattordici di meno.
Un dono ricevuto anche da larga parte dei neo-pensionati che erano entrati in Parlamento prima della riforma del 1997 e come abbiamo visto si erano tirati dietro il privilegio di versare con modica spesa i contributi pensionistici anche degli anni saltati per l’interruzione della legislatura. Come il verde Alfonso Pecoraro Scanio, andato a riposo a 49 anni appena compiuti con gli 8.836 euro al mese che spettano a chi ha fatto 5 legislature pur essendo stato eletto solo nel 1992: 16 anni invece di 25. Oppure il democratico Rino Piscitello: 7.958 euro per quattro legislature nonostante non sia rimasto alla Camera 20 anni ma solo 14. Esattamente come il forzista Antonio Martusciello. Che però, con i suoi 46 anni, non solo ha messo a segno il record dei baby pensionati di questa tornata ma ha trovato subito una «paghetta» supplementare come presidente del consiglio di amministrazione della Mistral Air: la compagnia aerea delle Poste italiane.
C’è poi da stupirsi se, in un contesto così, le spese dei Palazzi hanno continuato a salire? Quirinale, Senato, Camera, Corte costituzionale, Cnel e Csm costavano tutti insieme nel 2001 un miliardo e 314 milioni di euro saliti in cinque anni a un miliardo e 774 milioni. Una somma mostruosa. Ma addirittura inferiore alla realtà, spiegò al primo rendiconto Tommaso Padoa-Schioppa: occorreva includere correttamente nel conto almeno altri duecento milioni di euro fino ad allora messi in carico ad altre amministrazioni dello Stato. Ed ecco che nel 2007 tutti gli organi istituzionali insieme avrebbero pesato sulle pubbliche casse per un miliardo e 945 milioni. Da aumentare nel 2008 fino a un miliardo e 998 milioni. A quel punto, ricorderete, nell’ottobre 2007 scoppiò un pandemonio: ma come, dopo tante promesse di tagli, il costo saliva di altri 53 milioni di euro, pari circa al bilancio annuale della monarchia britannica? Immediata retromarcia. Prima un ritocco al ribasso. Poi un altro. Fino a scendere a un miliardo e 955 milioni. «Solo» dieci milioncini in più rispetto al 2007. Col Quirinale che comunicava gongolante di aver tagliato, partendo dai corazzieri (lo specchietto comunemente usato per far luccicare gli occhi delle anime semplici), il 3 per mille. Certo, era pochino rispetto ai tagli del 61 per cento decisi dalla regina Elisabetta, però era già una (piccola) svolta…
Bene: non è andata così. Nell’assestamento di bilancio per il 2008 i numeri hanno continuato a salire e salire fino ad arrivare il 13 agosto a 2 miliardi e 55 milioni di euro. Cento milioni secchi più di quanto era stato annunciato in un tripudio di bandiere che sventolavano per festeggiare i «tagli». Risultato finale: l’aumento che avrebbe dovuto essere virtuosamente contenuto nello 0,5 per cento si è rivelato di almeno il 5,6: undici volte più alto.
fonte: Corriere della Sera


Un ringraziamento particolare per la segnalazione dell'articolo a Enza Lodato.



La Chicchetta - 34

mercoledì 12 novembre 2008

Eolico e fotovoltaico battono il nucleare
E' in forte aumento la produzione di energia da fonti rinnovabili eoliche e solari contrariamente alla stabilizzazione della produzione derivante dall'atomo, anche in vista della prossima dismissione di centrali nucleari obsolete. Nel periodo 2008-2012 la produzione addizionale di elettricità solare ed eolica sarà, infatti, almeno 4 volte superiore rispetto al contributo aggiuntivo netto del nucleare. Lo sostiene, in una nota, l'associazione ambientalista Kyoto Club. "Il nuovo eolico - afferma il direttore scientifico del Kyoto Club, Gianni Silvestrini - dovrebbe generare una quantità di energia elettrica pari a due volte e mezzo quella del nuovo nucleare, mentre l'elettricità del fotovoltaico dovrebbe raggiungere un quarto di quella prodotta dalle nuove centrali atomiche''. ''Un altro elemento che viene preso in considerazione - conclude Silvestrini - è la chiusura di 11 centrali nucleari per una potenza di 7.229 MW nel periodo 2008-2009. Alla luce di questi dati, il contributo del fotovoltaico potrebbe crescere considerevolmente e sfiorare nel quinquennio di Kyoto (2008-12) una quota pari al 40% del contributo netto nucleare. Conteggiando anche il solare termodinamico il valore della produzione solare risulterà anche maggiore''.

In Italia, invece...


il Ministro Scajola ha annunciato che entro 5 anni inizierà la costruzione di nuovi impianti nucleari. Scajola non ha parlato di referendum consultivi, sicché il governo parrebbe intenzionato ad andare su questa strada senza neppure degnarsi di chiedere ai cittadini, che sul nucleare già si sono pronunciati contro, se per caso abbiano cambiato idea negli ultimi anni. I sondaggi più recenti mostrerebbero una netta contrarietà degli italiani al nucleare, ma al governo non sembra interessare.

Ecco le domande più ricorrenti alle quali per alcune ho trovato risposta:
Quanto costa costruire una centrale nucleare?
Il costo medio attuale di una centrale nucleare è di circa 2000-2200 euro/kWe installato, ovvero il costo in conto capitale di una centrale da 1000 MWe è di circa 2 miliardi di euro. Il costo dell’EPR da 1600 MWe (il reattore europeo di III Generazione fornito dalla franco-tedesca Areva) è di 3 miliardi di euro.
Quanto tempo è necessario per realizzare una centrale nucleare?
Gli attuali reattori di III Generazione (AP1000 Westinghouse, EPR Areva) hanno un tempo di costruzione di circa 50 mesi. Ma va tenuto conto che prima della costruzione è necessario acquisire alcune autorizzazioni alla costruzione e alla messa in funzione. complessivamente circa 13-14 anni.
Si può definire "sicura" una centrale nucleare?
Quanto inquina una centrale nucleare? Come si pensa di risolvere il problema dei rifiuti radioattivi?


La Chicchetta - 33

martedì 11 novembre 2008


Se l'eccezione (ri)confermerà la triste regola.

A quanto pare la norma che prevede il carcere per l’abbandono dei rifiuti, ma solo in Campania è incostituzionale, perchè le norme di questo genere devono valere per tutta l’Italia. A me la cosa che sembra strana è che si agisca sulla severità della pena. Voglio dire, mica era permesso fino a ieri, scaricare frigoriferi dove capita. C’era già una sanzione prevista. Ora, mi pare che sia il caso di inasprire la pena solo in un caso: se le punizioni vengono implacabilmente applicate, senza che però i puniti se ne preoccupino. Ma, sbaglierò, non mi pare che sia andata così. Mai sentito di caterve di multe. È il solito problemino di cosa sia più efficace, fra la durezza della pena, o la sua certezza. Se uno sporcatore abituale è sicuro, totalmente certo, che appena accenna a buttare immondizia per strada verrà beccato e multato ci penserà bene. Se sa che la pena è l’ergastolo, ma che la probabilità di subirla è la stessa di essere colpito da un meteorite, temo che non gli farà grande effetto. Anzi, nel caso, un secondo dopo l’arresto farà partire la classica difesa del “lo fanno tutti ma pago solo io”. Odiosa, ed efficacissima: ci marcia la microillegalità di tutta Italia.
Se si vuole davvero cambiare un malcostume, la legge deve essere normale, non eccezionale. Non deve far notizia, ma funzionare. Altrimenti, l’abbiamo già visto, passata l’eccezione, nessuno considererà più la norma.

La Chicchetta - 32

lunedì 10 novembre 2008

Occhio, il nuovo leader yankee è un sovversivo

Dopo l’elezione di Barack Obama a uno degli incarichi più importanti al mondo ho cercato un po’ di cosine che aveva detto in un suo discorso. Il discorso è quello di Denver, quando è stato scelto come candidato democratico alla presidenza. Spero siate seduti, perchè ci sono delle cose veramente sovversive. Ad esempio ha detto che il governo dovrebbe fare quello che non si può fare da soli: proteggere i cittadini e garantire una istruzione a tutti i bambini, preoccuparsi dell’ambiente e investire in scuole, strade, scienza e tecnologia. Caspita, è praticamente l’esatto opposto del programma del nostro, di governo. Ma Obama quella volta ha detto pure di peggio: ha promesso di investire 150 miliardi di dollari in 10 anni per le fonti energetiche rinnovabili. Poi si è spinto pure più in là. Rendetevi conto, ha detto “assumerò un esercito di nuovi insegnanti pagandoli meglio e appoggiandoli nel loro lavoro”. Quest’uomo è chiaramente un nemico del progresso e della decenza. Inoltre in quel discorso ha parlato di garantire l’assistenza sanitaria a tutti gli americani e addirittura di garantire ai lavoratori il congedo retribuito per malattia.
Evidentemente delirava: queste cose, ce lo dice ogni giorno chi governa da noi, sono nocive e da eliminare. Pensare che gli americani, a quanto pare, le desiderano ardentemente. E pensare che noi, almeno per ora, ce le abbiamo.

By Angelo Stelitano

Super La Chicchetta - 31/Bis

giovedì 6 novembre 2008

Scusate ma questa non potevo rimandarla ad altra data.

Ho ricevuto la prima pagina del quotidiano Libero, uscita ieri nelle primissime ore del mattino per essere poi successivamente modificata.
Con quel titolo si rischiava veramente un caso diplomatico!
Questa la dice lunga sulle dichiarazioni di circostanza del Governo Italiano.



Un ringraziamento particolare per questo articolo a Marcello Ferretti.

By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 31



La proposta. Il premier: i fondi sono pochi. E sui listini: la situazione non è realistica
Tredicesime, difficile detassarle
«Detassare le tredicesime? Vedremo. I fondi sono pochi». Il premier, Silvio Berlusconi, risponde così all'ipotesi proposta dal Pd e dalle associazioni dei Consumatori e torna anche sul fronte delle banche. «Sempre con la massima libertà, se gli istituti ritengono di voler aumentare la loro disponibilità liquida e di patrimonio, lo Stato è pronto a intervenire, ma mai come imperio e sempre rispondendo a richiesta degli istituti», ha detto il presidente del Consiglio. «Lo Stato, cioè può sottoscrivere delle obbligazioni, azioni di risparmio o obbligazioni convertibili, che sarà possibile convertire su richiesta delle banche». Poi ha proseguito: «la situazione delle Borse attualmente non è realistica». Spiega il Cavaliere che «le aziende fanno lo stesso fatturato, gli stessi utili, gli stessi dividendi. Ci sono casi in cui valgono il 70% in meno, dunque la situazione non è realistica. A queste valutazioni nessuno vende più, oppure deve vendere a quei valori». In questo momento di difficoltà dei mercati finanziari «una grande cosa è che non si favorisca il panico, il pessimismo. Si dice che le profezie si avverano da sole, ovvero a furia di dire una cosa tutti ci credono».
Cribbio..... i soldi pubblici servono alle banche non possiamo sprecarli regalandoli ai lavoratori!

By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 30

mercoledì 5 novembre 2008


In piena contestazione studentesca e dell' intero mondo della scuola al Governo che perde vistosamente consensi, ecco scendere in campo Licio Gelli, maestro della loggia massonica P2 e padre spirituale di tanti esponenti della maggioranza di governo che, con le sue ultime dichiarazioni di stima "all'unto dal Signore" sembra volergli ricordare le sue radici piduiste, e, con parole di elogio magari sottolineargli l' eventuale sostegno degli apparati deviati dello stato: Cossiga docet!
Quello che è in gioco oggi con la difesa della scuola pubblica non è solo il diritto al sapere di tutti e per tutti che, da sempre, ha tanto infastidito i "lorsignori", quanto un diritto allo studio che, basandosi sui principi costituzionali di una scuola indipendente dai poteri forti, esalta i valori della democrazia rafforzando il ruolo delle istituzioni, come ci ricordava Calamandrei nel manifesto a difesa della scuola nazionale. Il sapere di Roberto Saviano, condannato a morte dalla camorra per averne scritto i rapporti con l'economia e la politica, più o meno sommersa, tanto al nord quanto al sud e che sente la necessità di abbandonare questo paese perchè lo "Stato della paura" non è in grado di garantirgli la sicurezza personale è la conferma che la deriva antidemocratica, che, peraltro, si fa sentire anche attraverso i tanti silenzi e la disinformazione dei media, non è poi così remota.
Il nostro impegno in difesa della scuola pubblica è, quindi, imprescindibile dalla difesa della democrazia.

Un ringraziamento particolare per questo articolo a Michele Curcio.

By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 29

martedì 4 novembre 2008

Oggi: 4 novembre

La prima guerra mondiale costò all'Italia 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti, molti di più di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste, i territori ottenuti con la vittoria della guerra, che erano già stati promessi all'Italia dall'Austria in cambio della non belligeranza.

Il 4 novembre ripudiamo la guerra

Il 4 novembre si svolgono in tutta Italia le cerimonie per ricordare il 4 novembre 1918, data in cui l'Italia uscì "vittoriosa" dalla prima guerra mondiale.
La festa del 4 novembre fu una ricorrenza istituita dal fascismo per trasformare le vittime di una guerra spietata e non voluta in eroi coraggiosi che si immolavano per la Patria.
La prima guerra mondiale fu un affare per grandi industriali, politici corrotti, funzionari statali senza scrupoli, alti ufficiali con le mani in pasta. Le commesse di guerra fruttarono profitti così scandalosi che fu nominata una commissione di inchiesta parlamentare. Il fascismo al potere - fra i primi atti - bloccò la commissione parlamentare che indagava sulla prima guerra mondiale e sui profitti illeciti accumulati da faccendieri, burocrati, generali, industriali. Essa fu infatti prontamente sciolta dal fascismo dopo la marcia su Roma.

Un mito presente ancora oggi



By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 28

lunedì 3 novembre 2008

La destra al governo caccia i precari; la destra al governo punisce i disabili; la destra al governo attacca il diritto di sciopero dei pubblici dipendenti.
È un crescendo di scelte politiche sui temi del lavoro, condotto da una coalizione che ormai non si richiama più al classico moderatismo del “centro”. Palazzo Chigi e dintorni non si muovono per convincere della bontà delle proprie idee, non sono interessati dalle proteste e dalle proposte dell’opposizione, né dalle manifestazioni e dagli scioperi. Non gettano acqua, bensì benzina sul fuoco.
Cercano di stringere una morsa attorno alle organizzazioni più esitanti, spingendole a chiudere ogni rapporto con la Cgil.
È in atto, in sostanza, un attacco senza precedenti al ruolo di Cgil Cisl e Uil. Lo avesse tentato il centrosinistra sarebbe successo il finimondo. Stanno buttando alle ortiche ogni ipotesi di concertazione con le parti sociali. Decidono e annunciano disegni di legge che mettono in discussione principi costituzionali (vedi le norme sullo sciopero) senza interpellare nessuno. Come se il lavoro fosse cosa loro. Sarebbe necessario porre uno stop a questi colpi di mano. È esemplare la vicenda dei precari del settore pubblico. C’era una norma contenuta nel protocollo concordato dal centrosinistra con Cgil Cisl e Uil e che poneva un tetto di 36 mesi per i contratti a tempo determinato. Era un tetto voluto per permettere un passaggio al posto stabile. I sindacati avevano chiamato al voto cinque milioni di lavoratori. Un testo “consacrato” dal consenso.
Il governo non ci ha pensato due volte: ha licenziato i precari.
Facendo così del male non solo a migliaia di giovani ma, ad esempio, a un settore decisivo come quello della ricerca.
Una pugnalata al Paese.È una corsa forsennata quella intrapresa dalla destra sui temi del lavoro. È partita in sordina, attraverso le iniziative del ministro del Lavoro. Ha tracciato una strategia intenta a fare l’occhiolino alla Cisl, prospettando una futura partecipazione agli utili delle aziende (di questi tempi!) e una moltiplicazione di funzionari da inserire nei cosiddetti Enti Bilaterali gestori del collocamento e di altro. Ha convinto Confindustria a proporre un accordo sui contratti tutto procedurale, capace di imbrigliare definitivamente il conflitto, senza dare risposte a problemi di salari e di diritti. Ora lo stesso ministro ha annunciato il nuovo decreto per spezzare le possibilità di sciopero nel pubblico impiego, come se non esistessero già leggi e norme.Ma si vuole molto di più. Non importa se così facendo spazzano via accordi già formulati, come il memorandum sul pubblico impiego. Era stato siglato nel gennaio del 2007 e conteneva importanti impegni per l’efficienza. Un dirigente Cisl all’epoca aveva parlato di «una rigenerazione della Pubblica amministrazione». Capitolo abbandonato così come è abbandonato il rapporto costruttivo col sindacato. Ora si licenziano i precari, si vieta lo sciopero, si mettono i tornelli alle porte. Un misto di autoritarismo e di trovate immaginifiche. Credono di poter così mettere ordine tra insegnanti, ministeriali, vigili del fuoco, esattori, infermieri.

Un attacco senza precedenti nella vita democratica del nostro paese.
Peggio del 2002, famigerato Patto per l'Italia, quando il tentativo di isolare la CGIL andò a vuoto.

By Angelo Stelitano


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