La Chicchetta - 129

giovedì 30 aprile 2009

Un pensiero speciale per un uomo straordinario

ENRICO BERLINGUER



"La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico."

"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei programmi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune."

"Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione: e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi dello Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo…"

"Il riscatto e la liberazione dei giovani - degli uomini - presuppone un impegno individuale, della singola persona, il rispetto delle sue propensioni e vocazioni, delle sue specifiche preferenze e aspirazioni personali nei vari campi: ma si realizza pienamente e duraturamente solo attraverso un sforzo collettivo, un'opera corale, una lotta comune. Insomma ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno."



By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 128

mercoledì 29 aprile 2009

VIVA IL 1° MAGGIO
VIVA LA FESTA DEI LAVORATORI





Tra Ottocento e Novecento


Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento. Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale.Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ? Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione.Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa. Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.

Il ventennio fascista

Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio. Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime.

Dal dopoguerra a oggi

All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo. Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio. Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa.Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio. Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti:
"Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de' sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".


FINE



By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 127

martedì 28 aprile 2009

Il 1° maggio è la festa dei lavoratori, di quei lavoratori che hanno le mani callose e le rughe sui volti.



VIVA IL 1° MAGGIO
VIVA LA FESTA DEI LAVORATORI


Il Primo maggio: storia e significato di una ricorrenza

Il 1 Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione."Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.

Le origini

Dal congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori - la Prima Internazionale - riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: "otto ore come limite legale dell'attività lavorativa".A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell'Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l'estesa ed effettiva applicazione. L'entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.Nell'ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.

La decisione

Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese :
"Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi".
Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all'attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887. Il ricordo dei "martiri di Chicago" era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.
Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento.
"Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!".
Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perchè non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere. Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio. In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva. Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe. Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale. In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa.
"La manifestazione del 1 maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista".
Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita:
"Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti".
Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo. Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi".

FINE 1^ PARTE

By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 126

lunedì 27 aprile 2009

Lo scimpanzé


Gli immigrati continuano a sbarcare, ne sono arrivati a migliaia anche d’inverno, via mare e via terra. Prima , via mare, arrivavano solo con la primavera. Non protesto contro questi disperati, protesto contro il governo che dice di sbarrare la strada ai clandestini ma poi è costretto a tenerseli tutti, perché sono utili a molti, per la paura che suscitano nella massa e per il lavoro che offrono a poco prezzo. La paura fa comodo al governo e il lavoro a imprenditori disonesti.
Come un apprendista stregone, il governo evoca forze che poi non è in grado di controllare e si avventura in terreni nei quali poi resta impantanato. Dalle ronde di quartiere ai prefetti in banca, è evidente la sua incapacità di pianificare in modo razionale gli eventi. Sotto quell’ aspetto il governo appare meno efficiente dello scimpanzé Santino, dello zoo di Furuvick, in Svezia, che prepara meticolosamente i suoi agguati, pianificandoli nel tempo. Raccoglie pietre la mattina, le nasconde nei posti strategicamente adatti del gabbione e poi, la sera, a un’ora fissa, le tira ai visitatori dello zoo.
Molti potranno stupirsi di questa che senza dubbio appare come una caduta di gusto: la polemica politica è davvero precipitata in basso, diranno, se si arriva a paragonare paradossalmente il comportamento di uno scimpanzè a quello di uomini per altri versi efficienti. Diranno così perché non sanno in che conto io tengo Santino, quanto stimi lui e gli scimpanzè in generale.


Certamente l’evoluzione porta alcuni miglioramenti alla specie, ma le fa perdere altri requisiti preziosi. Io per esempio vorrei essere agile e comunicativo come uno scimpanzé.

By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 125

venerdì 24 aprile 2009

Lavoro e sicurezza. Il PD ora alzi la voce

L'intervento autorevole e deciso del Presidente Napolitano, accompagnato dalle parole del Presidente della Camera, ha riaperto la questione della legge sulla sicurezza del lavoro, col pesante tentativo del governo di stravolgerla - rendendo le norme volute dal Governo Prodi molto più incerte e flessibili - e in particolare di inserire un comma salva-manager, con effetto retroattivo. La bomba della proposta governativa, come denunciato dalla Fiom, è calata nel processo Thyssen che faticosamente ha preso le mosse in queste settimane. Alla volontà del centro-destra di annacquare - per fare un favore a Confindustria - le norme faticosamente conquistate due anni fa, e tra queste spicca il tentativo di chiamare in causa la responsabilità dei lavoratori, si è accompagnata la beffa della retroattività, che rinvia col pensiero alle leggi-vergogna e ai provvedimenti ad personam del passato. Per questo il Quirinale, che spinse molto nella direzione dell'approvazione della legge contro le "morti bianche", si è fatto garante, di fronte ai parenti delle vittime della Thyssen, della volontà di impedire colpi di spugna e di rimettere al centro, di fronte a tanta retorica sulla vita da parte di molti esponenti della maggioranza, la vita non solo di chi non è nato, ma di chi lavora, si stressa, fa gli straordinari, si infortuna, rischia la propria esistenza. Ben vengano le volontà di parziali marce indietro da parte del Ministro Sacconi, e la forza con cui Fini ha preso le distanze dal Governo. Ma su questo punto - più che sulla data del referendum, o sulle polemiche da teatrino con Berlusconi - il Pd, l'opposizione, la sinistra dovrebbero far sentire la loro voce forte e chiara. Non si può concedere, per fragilità culturale - ancora sotto l'influsso della droga liberista degli anni novanta - alcuno sconto alla maggioranza su un punto dirimente come il lavoro, le sue condizioni, la sicurezza in fabbrica e nei cantieri. La destra che ha più radici sociali va chiamata alle sue responsabilità. Il culto dell'impresa assoluta - sul cui altare sacrificare la vita dei lavoratori - danneggia anche le aziende, come tanti imprenditori sanno benissimo. La legge, e il codice penale, non risolvono il problema, ma sono un deterrente indispensabile.


La maggioranza di Governo è in tempo per ascoltare la voce che viene da Torino e dal Paese.

By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 124

giovedì 23 aprile 2009

Redditi, radiografia Bankitalia “Più poveri operai e impiegati”


Ci hanno perso operai, impiegati e insegnanti, ci hanno guadagnato soprattutto i lavoratori autonomi. Non si può dire che il paese - negli ultimi anni - sia diventato, nel suo complesso, più povero o più diseguale, ma l’Italia del 2008, rispetto a quella del 1993, per alcuni è cambiata in peggio e per altri no. Fatti salvi alcuni gap inossidabili (le differenze fra Nord e Sud e la distanza media dagli stili di vita da buona parte degli altri paesi europei) negli ultimi quindici anni per le tute blu, i colletti bianchi e gli insegnanti, la soglia della povertà si è fatta più vicina. Nella fascia di reddito basso il loro peso è decisamente aumentato, mentre quello di commercianti, artigiani e liberi professionisti si è notevolmente ridotto. A tirare le somme dell’andamento della ricchezza del periodo è stata la Banca d’Italia, attraverso l’audizione che Andrea Brandolini, direttore del servizio studi, ha tenuto al Senato. Fatta la premessa sulla stabilità della percentuale fra ricchi e poveri (e chiarito che, comunque sia, l’1 per cento della popolazione più agiata possiede il 15 per cento della quota di ricchezza netta del paese , mentre il 60 per cento più povero ne possiede solo il 16,7) il rapporto presentato dimostra come il rimescolamento all’interno delle fasce sociali sia stato profondo. Le retribuzioni lorde in sé sono aumentate poco (0,6 per cento in media), ma quando Bankitalia va ad analizzare come si è distribuita la ricchezza fra le varie categorie sociali i dati riservano sorprese. Dal ’93 ad oggi la quota di poveri (chi percepisce un reddito inferiore al 60 per cento di quello medio), fra gli operai, è passata dal 27 al 31 per cento, quella dei lavoratori autonomi dal 24,8 al 13,7 per cento. Nel mezzo c’è stato, certo, il passaggio all’euro, sul quale non tutti hanno avuto gli stessi margini di manovra. Dunque, in termini di reddito disponibile equivalente, se fra i lavoratori autonomi, nei 15 anni considerati, l’aumento ha toccato il 2,6 per cento, per gli operai è stato dello 0,6, per gli impiegati dello 0,3. I giovani hanno visto ridursi in termini reali il loro salario d’ingresso; fra i precari la recessione - e la difficoltà ad inanellare un contratto dietro l’altro - ha determinato un netto peggioramento delle prospettive. Pesa - fa notare la Banca d’Italia - la carenza di ammortizzatori sociali e la debolezza del sistema di protezione sociale: «L’inadeguatezza - si legge nel rapporto - riguarda sia l’entità delle risorse che il disegno delle misure»

Fonte: La Repubblica.

Commento: non bastavano i "comunisti" dell'IRES (ufficio studi CGIL) adesso ci si mette anche Bankitalia a descrivere, con dati certi, la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.
Il Governo ci propina, invece, dati non verificabili che illustrano l’esatto contrario.
Brunetta sostiene che:
“negli ultimi otto anni, dal 2000 al 2007 compresi, le retribuzioni di fatto dei dipendenti pubblici sono aumentate del 35%, il doppio dell'inflazione che si è fermata al 17%, e molto più dei lavoratori del settore privato che hanno messo a segno una crescita del 20%”.

Secondo voi: chi trucca le carte?


By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 123

mercoledì 22 aprile 2009


Siamo un paese troppo speciale




Da più parti si è lamentata l’inadeguatezza di questo governo nell’affrontare la crisi globale. L’esecutivo viaggia tranquillo sul suo binario a senso unico, forte di un sostegno che tramite sondaggi, confermati da recenti conferme elettorali, risulta ancora saldamente maggioritario. La situazione italiana in fondo non è poi così diversa da quella di altri paesi governati dalla destra, sia essa populista, come in India o in taluni paesi sudamericani, sia essa revanchista, come in Francia: in India il governo promette apparecchi televisivi ai poveri, in Francia SarKozy offre "spiccioli" ai pescatori che bloccano i porti per rivendicare un aggiustamento delle quote loro assegnate dall’U.E., in Italia il Premier offre i suoi immobili nonchè roulottes al mare ai terremotati.


Qual’è dunque la specificità italiana, se c’è?

Azzardo che sia una sorta di vittimismo congenito che ci impedisce di reagire con energia, compostezza e fiducia a una transizione elettorale caratterizzata da toni forti e squilibri economici, mantenendo i nervi saldi e un salutare scettico ottimismo di fronte alla crisi e alle risposte politiche del governo. In sostanza mancherebbero da noi quegli anticorpi democratici (tipici dei paesi occidentali) oppure antagonisti (sviluppati dalle minoranze dei paesi terzi) che servono a reagire, con forme differenti, alle avversità e al malcostume politico: in occidente si giudica un esecutivo dai fatti e lo si manda a casa quando arriva il giudizio delle urne, nei paesi terzi si arriva anche a forme di lotta consociative da parte di settori sociali sfruttati e marginalizzati.
Noi siamo in occidente e gli esempi vicini sono la Germania, la Spagna, persino gli States: se osserviamo le recenti vicende politiche di questi paesi vi scorgiamo analogie e differenze, ma perveniamo alla conclusione che noi siamo quelli “messi male”.
Compariamo la storia recente di questi paesi con la nostra e avremo una chiave di lettura delle risposte possibili alla crisi; per dirla col vecchio Marx il sistema capitalista più avanzato mostra ciò che accadrà in quello meno avanzato: penso alla Germania, dall’immigrazione alle sue contraddizioni, dal lavoro nero agli skinheads, dal federalismo allo scioglimento della rappresentanza parlamentare dei “grunen” nel movimento e nei partiti progressisti, dalla semplificazione elettorale e parlamentare con i due poli alla progressiva ristrutturazione del ciclo di produzione ecc; alla Francia che tentenna tra un forte europeismo e un protagonismo nazionale che deve fare i conti con forti sindacati, alla Spagna che viaggia sull’alta velocità, sull’eolico e il solare con una modernizzazione a passo avanzato.
Sono solo alcune esemplificazioni che mi riportano alla domanda di fondo: siamo noi un paese molto speciale?


Noi siamo un pò diversi, un pò divisi e un pò troppo amici-nemici e spesso impreparati al confronto con i nostri stessi cugini della nostra area di simpatia politica quando non del nostro stesso popolo.
A centro, centrosinistra e sinistra-sinistra siamo spesso intolleranti tra di noi mentre invochiamo la tolleranza per i diversi: se questo è lo spaccato della base, come potrebbero il centro cattolico e laico, la sinistra Pd e Idv o la sinistra-sinistra (in attesa di ridefinizione) unirsi in un forte polo progressista per il bene del Paese?



By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 122

martedì 21 aprile 2009


Referendum. Dalla padella nella brace

“Quando due partiti sono d’accordo su qualcosa, in genere è sbagliato” (G. K. Chesterton).
Pare proprio che più un’idea è sensata e più viene respinta a furor di “intera classe politica” . Questa categoria professionale si ritiene il vero e unico soggetto depositario, collegialmente, della sapienza da infondere a noi poveri cittadini ignoranti, impauriti se non terrorizzati, in adorante contemplazione dei nostri cari leaders da cui ci arriverà la Cosa Giusta, La Soluzione. Qui si scava fra le macerie, là si chiudono le fabbriche o gli uffici, i precari sono promossi disoccupati mentre i disoccupati chissà dove scivoleranno. Le piccole imprese non incassano e non trovano sostegno dalle banche. Molti cercano soluzioni, pensano cose utili perché sperano di trovare una strada che ci porti fuori dalle disgrazie o almeno di tirare un pò il fiato. Nel frattempo, su un altro pianeta, alcuni usano l’idea di abrogare un paio di articoli della porcata di Calderoli, come arma di distrazione di massa.
Chi dice di votare ci vuole illudere che si potranno di nuovo scegliere i candidati ed essere davvero in grado di influenzare le decisioni che ci riguardano. Non è vero, perché gli articoli contestati parlano d’altro, e perché chi ricorda sa bene che nemmeno prima i candidati li sceglievi davvero. Semplicemente l’imbroglio era meno smaccato.
Chi dice di votare No o di disertare le urne preferisce che le cose stiano come sono purché gli venga comunque sempre garantita la possibilità di fare lobby.
Intanto Berlusconi se la ride e nessuno si rende conto del rischio che il partitone di Berlusconi la prossima volta, anche senza la Lega, faccia cappotto, visto che il premio di maggioranza andrebbe al primo partito e non più alla prima coalizione.
Oppure ho capito male?

Tutto il decisionismo di cui periremo non è che il segno dell’imbarbarimento della politica, la pietra tombale su una reale elaborazione collettiva delle decisioni da imporre a tutti.
Le questioni importanti ormai vengono svolte in nove minuti o meno, quando non addirittura si trasformano i talk show televisivi in vere e proprie commissioni parlamentari. Sono contrarissimo alla politica come professione ma devo purtroppo ammettere che una volta gli onorevoli cercavano almeno di sembrare tali. Oggi, che si nominano a vicenda, non c’è più alcun motivo di mostrare contegno: si organizzano festini, si sistemano veline e segretarie, si fanno affari e vita mondana.
Invece la capacità di svolgere il lavoro di legislatori è davvero ai minimi storici.
Ogni giorno si assiste, ad esempio, allo stravolgimento del diritto in campo fiscale, alla faccia delle infinite modifiche legislative. Ogni modifica sembra creata per creare altri dubbi, altra confusione, altra sudditanza di aziende e cittadini allo stato canaglia: forte con i deboli e debole con i forti, ingeneroso nelle leggi sull’immigrazione, incapace di una relazione tra istituzioni e collettività basata sul fondamento della sovranità del popolo. Il potere dilaga senza che si metta mano al freno con i famosi pesi e contrappesi che invidiamo agli altri Paesi ma non sappiamo – o meglio non vogliamo – introdurre nel nostro ordinamento. Salvaguardare l’anello più debole rende la catena più forte. Ma gli anelli devono anche voler stare insieme e non strapparsi a vicenda. Se la collettività volesse decidere di cambiare modo di convivere, se si fosse più radicali e al posto di un referendum gattopardesco si operasse una vera piccola rivoluzione capace di rendere le persone più libere e anche più unite e consapevoli di esserlo. Ricchi del bene che sappiamo creare per tutti. Il bene pubblico non viene vissuto come tale perché gli individui sono malati della diffidenza tipica della guerra tra poveri. Poveri, più plebe che proletariato, (tanto per tornare là dove si sono innescate le derive totalitarie con relative ideologie contrapposte), che potrebbero riacquistare dignità e potere sulla propria vita magari povera ma senza il peso supplementare dello stato totalitario modernizzato organizzato come un clan mafioso a beneficio di un’oligarchia ben poco meritevole o raccomandabile.
Se ci toccano i professionisti della politica che almeno siano all’altezza!.
Ci vorrebbe come minimo una completa riforma delle regole della democrazia dentro i partiti, dovremmo votare solo quelli che davvero rendono contendibile la leadership con primarie o altri sistemi di confronto.

Perciò credo che bisognerebbe rinviare il referendum per non regalare ad un solo partito quello che neppure i pochi partiti esistenti si meritano, e pretendere una vera organizzazione democratica delle istituzioni politiche tale da restituire a tutti la possibilità di partecipare alle decisioni o almeno di essere protetti dagli abusi di un potere corrotto e incivile, indegno di stima e quindi incapace di guidare il popolo e imporre leggi o decreti a chicchessia.




By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 121

lunedì 20 aprile 2009


Il papa non è San Francesco


Leggo che il 28 Aprile il papa andrà a far visita ai terremotati. Ma il papa non è San Francesco. Non andrà a piedi in Abruzzo, scalzo, con un solo confratello per sostenerlo nel cammino, ad aiutare chi ha perso tutto: affetti, beni e futuro. Il papa andrà in Abruzzo come un leader politico del terzo millennio: in elicottero, e con lui un buon numero di prelati ossequianti ed il solito codazzo incensante di giornalisti al seguito. Prima di lui passeranno sulle macerie del terremoto i “disinfestatori” a togliere dalla vista ciò che potrebbe oscurare il santo sguardo (delle telecamere) e verranno impiegate le forze stanche degli operatori umanitari per predisporre un ampio piazzale dove dirà una messa per le vittime. Compiuto l’atto solenne della visita, e dopo aver carezzato qualche testa di bambino sopravvissuto, se ne andrà da quelle terre disastrate e tornerà da dove è venuto, quel colle romano (ergo Vaticano) da dove guarda al mondo “di fuori” come una terra da “redimere” e da “salvare”.
A lui saranno riservate le aperture dei tg e le prime pagine del giorno dopo. Le sue parole saranno sottoposte ad una esegesi attenta, che occuperà altra carta ed altre ore di tv (probabilmente anche un porta a porta speciale), e così, dopo qualche giorno, calato l’effetto mediatico della visita, potrà riprendere la scena con la lotta alla scienza, ai preservativi, all’omosessualità, e via dicendo.
Ed ai terremotati? Che cosa porterà tutto questo ai destinatari della visita, a quelli che hanno perso affetti, beni e futuro? Forse un pò di luce riflessa nella ribalta mediatica. Forse un pò di vana speranza per chi ha mantenuto la fede nonostante tutto. Forse un pò di illusione che Dio si ricordi di loro dopo che se ne è dimenticato la notte del 6 aprile. Nulla che i credenti non abbiano già in cuor loro, se solo ci pensano.
Però, parafrasando, “sì io fossi papa…” non farei visite “per scopi mediatici” in occasione di questo tragico evento. No. Io mi affaccerei dalle finestre di piazza San Pietro e griderei forte, ogni giorno, il mio disprezzo per tutti quelli che hanno causato la morte speculando ignobilmente sulla costruzione degli edifici, e farei esempi, e direi nomi e cognomi di tutti quelli che, dietro troppi paraventi, si sono arricchiti sulla pelle degli altri. Ordinerei ai miei cassieri di destinare l’8 per mille già riscosso agli aiuti per chi ha perso tutto, ed a questo farei sommare tutto il ricavato della vendita degli anelli episcopali dei vescovi della CEI. E poi, come San Francesco, andrei “a piedi e scalzo”, da chi comanda in questo strano paese e gli porrei la domanda: “Perché i mercanti del tempio hanno preso il potere? ”. E poi starei a vedere l’effetto che fa, magari attendendo qualcuno che mi spari, per raggiungere il Dio di cui dico di essere vicario in terra.

Ma io non sarò mai papa, soprattutto perché ho smesso di credere nella chiesa tanto tanto tempo fa.



By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 120

venerdì 17 aprile 2009

Oggi si spende, ma solo per risparmiare

Sarà per via della crisi, sarà perchè ancora non si sono ripresi dallo shock dell’Euro, ma sembra proprio che negli italiani la voglia di spendere si sia assai affievolita, o meglio che trovino motivazioni a spendere solo quando hanno la sensazione di risparmiare. I consumi, almeno quelli tradizionali, sono in costante rallentamento e c’è un’abitudine diffusa a vivere con meno. Anche nelle famiglie a reddito fisso e quindi non direttamente toccate dalla crisi, ma anzi avvantaggiate dal calo dell’inflazione, dei mutui e del costo dell’energia, si è consolidata la tendenza ad una temperanza dei consumi. È anche un cambiamento culturale, c’è più soddisfazione nel risparmiare che nello spendere, nel cercare l’affare, il volo low cost o l’incentivo all’acquisto, che non nell’ostentare il lusso. Acquistare, specialmente quando non si tratta di generi di prima necessità, è anche un’esperienza emotiva, ma è un’emozione che si sta spostando dal gusto di possedere, al gusto di risparmiare o meglio di spendere bene, è la soddisfazione del “tre per due”, delle offerte speciali, della “spesona” all’outlet, insomma è la gioia che della sensazione di aver risparmiato. Uno dei dilemmi attuali riguarda proprio come convincere le famiglie a mettere in circolo parte della loro liquidità; in fondo, anche il “piano casa” varato dal governo è un modo per spingere le famiglie a spendere risparmiando, accrescendo cioè il loro patrimonio immobiliare. Così nel mercato dell’auto, tornato a marzo sopra i livelli dello stesso mese del 2008 (+2,3% per i segmenti tradizionali) dopo i difficili mesi di gennaio e febbraio, il segmento che ha trainato la ripresa del settore è stato proprio quello delle superutilitarie (super incentivate), con un incremento del 33,7% rispetto al marzo 2008 e delle auto con bassi consumi, evidentemente si tratta di acquisti in precedenza rinviati aspettando gli incentivi o spinti dal desiderio di comprare un’auto con pochi soldi, quasi una low coast, o infine di possedere un mezzo che promette enormi risparmi sui consumi. Controcorrente da questo punto di vista il mercato dei fuoristrada che non conosce flessioni, ma che anzi registra un +3,4%, evidentemente circa 19.000 italiani ogni mese trovano un significato particolare nell’acquisto di un simile mezzo.


By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 119

giovedì 16 aprile 2009

Pensiero cinese per la giornata di oggi:

Siate come la piccola supposta
che quando è chiamata a fare il suo dovere
lo fa fino in fondo,
e senza mai guardare in faccia nessuno.
Si mette subito in cammino cercando
umilmente la propria strada.
E se qualcuno le si para davanti
dicendole con presunzione ed arroganza:
'Lei non sa chi sono io!'
intimamente sa già che non può essere altro
che uno stronzo ...



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Genio o truffatore, purchè lo si dimostri

Io non so se Giampaolo Giuliani sia un truffatore o un genio. Non so se la sua previsione di un terremoto devastante nell'area abruzzese sia frutto del caso o dell'apparecchio che lui stesso ha costruito per misurare il gas radon. Non lo so. So solo che liquidarlo come fosse un visionario non mi sta bene. Non è scientifico. Ed è preoccupante il fatto che a farlo siano stati degli scienziati. Dei signori scienziati. Enzo Boschi, direttore dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha detto che è "impossibile prevedere i terremoti" e, siccome è impossibile, chiunque ci provi, o è un pazzo o, nella migliore delle ipotesi, perde tempo. Eugenio Coccia, capo dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare, dice che Giuliani è "un elettrotecnico che non lavora nemmeno per l'istituto che io dirigo". Ciò significa che per essere presi sul serio da Coccia bisogna essere minimo un docente universitario, meglio se lavora per lui. Tutto questo non è serio. Non è scientifico. Chi studia i terremoti, un evento naturale che uccide le persone, non dimentichiamolo, deve avere la statura intellettuale di abbassarsi a prendere in considerazione anche solo la lontana possibilità che un elettrotecnico abruzzese di quasi 60 anni, nella cantina di casa sua, nel tempo libero, con materiali di recupero possa aver individuato un sistema, rudimentale, impreciso (aveva sostenuto che il sisma si sarebbe verificato a Sulmona), casareccio che aiuta a prevedere i terremoti. La ragione impone di ammettere che questa possibilità esista perché l'esperienza insegna che la storia umana è stata plasmata da uomini che hanno sfidato ciò che tutti ritenevano impossibile. Solo dopo avere verificato, con metodi scientifici, che la macchina nel sottoscala di Giuliani è un ammasso di ferraglia, lo si può smentire, denigrare, insultare e magari anche denunciare.
Ma dopo, non prima.
Liquidarlo come "un elettrotecnico" ha molto il sapore di un'odiosa supponenza professorale che impedisce di verificare i fatti.
La verifica scientifica è un imperativo morale quando ci sono di mezzo delle vite umane. Io non so se Giuliani abbia inventato lo strumento del secolo o sia un truffatore. Mi aspetto che lo dicano chi sostiene di saperne più di lui. Che sia un elettrotecnico lo so anche io. E non mi basta liquidarlo come un "imbecille".


By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 118

mercoledì 15 aprile 2009

Il dolore degli sfollati e il futuro dell'Italia

Il freddo, il vento, il maltempo si accaniscono sul popolo abruzzese. A una settimana dall'evento, le festività pasquali hanno raccontato del dolore, del pudore, della tenacia di questa gente. Ma anche l'Italia, dal nord più lontano alla Sicilia, ha mostrato il suo volto più bello. La solidarietà ha toccato ogni zona del Paese, e ambienti diversi: dagli operai coi bassi salari e col futuro incerto pronti a devolvere importanti contributi, ai registi impegnati a raccontare con le immagini quello che sta avvenendo dopo il terremoto. Le istituzioni hanno nel complesso rappresentato questi sentimenti. C'è stata forse qualche sbavatura, come ha raccontato la brava e coraggiosa Presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane: qualche ministro è venuto per farsi riprendere davanti alle macerie e poi ripartire. Ma la risposta in questa prima settimana è stata all'altezza. Per questo l'ennesima puntata della guerra su Anno Zero non mi appassiona: Santoro fa il suo mestiere, ha le sue idee di parte, ed è giusto che vengano rappresentate. Come è giusto che il servizio pubblico riconosca quanto è avvenuto in questi giorni. Rimane il dubbio che la campagna elettorale incipiente abbia funzionato da sollecitazione: ma ciò che conta sono i risultati. Ora arriva la parte più difficile.
Primo, far uscire gli sfollati dalle tende e dare ad essi una sistemazione dignitosa. La difficoltà, in questa circostanza, è data dall'altissimo numero di sfollati, e dalla paralisi di una città storica importante e vitale.
Secondo, finanziare l'emergenza e la ricostruzione in modo equo e congruo. La polemica delle associazioni con Tremonti sull'uso del 5 per mille deve sollecitare il Governo a un provvedimento in cui i più ricchi e i grandi patrimoni contribuiscano in modo proporzionale e rilevante a quest'impresa.
Terzo, ricostruire in modo sicuro. Le case di Onna costruite con criteri antisismici sono in piedi. Dubito che esista una via giudiziaria al dopo-terremoto: singole responsabilità vanno perseguite.
Ma è l'Italia intera che è costruita, più o meno, come L'Aquila.
La vera sfida tra destra e sinistra non dovrebbe essere sull'ultima puntata di Anno Zero,
ma sulla messa in sicurezza del territorio nazionale.


By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 117

martedì 14 aprile 2009

Parliamo del ponte sullo stretto

in questi giorni immagini terribili di dolore e morte ci raggiungono provenienti dalla terra d’Abruzzo. Il sisma ha ridotto a cumuli di macerie interi paesini, frazioni, lo stesso capoluogo regionale nel suo centro storico e in alcuni edifici anche moderni, se non addirittura contemporanei, costruiti quindi teoricamente per resistere quale l’ospedale cittadino inaugurato solo nove anni fa. Prendo spunto proprio da quest’ultimo caso per affrontare il tema del progetto del ponte sullo stretto di Messina. Ma non dal punto di vista dell’opportunità politica quanto su quello squisitamente tecnico. Nel terzo millennio l’uomo è arrivato sicuramente ad un livello di sviluppo tecnologico tale da consentirgli di costruire un ponte lungo circa tre chilometri a campata unica facendolo sufficientemente elastico da consentirgli di resistere ad eventuali scosse sismiche di elevata magnitudo. Il costo complessivo dell’opera è stimato ad oggi essere di nove miliardi di euro, e verosimilmente in corso di costruzione potrà lievitare. Ma il punto non è neanche questo. Lo stretto di Messina è forse la zona a maggiore rischio sismico dell’intera nazione, e infatti proprio lì si verificò nel 1908 il terremoto più devastante che a memoria d’uomo abbia mai colpito l’Italia e l’Europa: oltre centomila morti.A tutt’oggi sia Messina che Reggio Calabria, le due città che godrebbero dei maggiori benefici dalla costruzione del ponte, hanno il loro patrimonio abitativo per i buoni tre quarti costruito con sistemi “non” antisismici. Nell’ipotesi malaugurata di un cataclisma simile a quello dei primi del ‘900 questo ponte se resistesse unirebbe due cimiteri. Non so perchè ma istintivamente questo progetto mi ricorda quello descritto nella Bibbia relativo alla Torre di Babele. Sfidare la natura (o Dio) per orgoglio è un atteggiamento che è sempre stato foriero di male piuttosto che di bene.
Ma vale davvero la pena di spendere una cifra così enorme per rischiare di unire due potenziali cimiteri?
O forse con quella stessa cifra non si potrebbe mettere in sicurezza il patrimonio abitativo di quei due capoluoghi di provincia (almeno)?
Credo che come impresa regalerebbe al suo ideatore la medesima immortalità in fama e gratitudine del ponte.
Sarebbe forse meno visibile ma verosimilmente più meritoria.

By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 116

mercoledì 8 aprile 2009

Terremoti in Giappone e in Italia


I terremoti sono pericolosi perché fanno crollare le case sugli abitanti. Non ci preoccuperemmo se un terremoto ci cogliesse in aperta campagna. Il Giappone e l’Italia sono due delle maggiori aree ad alta sismicità dellaTerra. In Giappone il principale problema non è prevedere il terremoto ma ridurre al massimo il crollo degli edifici, preservando l’incolumità delle persone. La scelta giapponese è di ridurre i danni provocati da un sisma costruendo le sovraffollate metropoli giapponesi con tecniche ingegneristiche all’avanguardia. In Italia si discute di come si possono prevedere i terremoti. Nel frattempo, qualsiasi sisma crea distruzioni, cancella paesi e strade, causa centinaia di morti. Pensate che se si potesse prevedere con un anticipo di una settimana un terremoto a Napoli si riuscirebbero a sfollare interi quartieri? Abbiamo la sensazione che in Italia non si costruisca, o non si voglia costruire, secondo norme antisismiche davvero efficaci. Il Governo sta portando avanti un piano case che prevede ampliamenti dell’esistente ben sapendo che sono gli interventi più pericolosi per la vulnerabilità dell’edificato, e l’entrata in vigore delle Norme Tecniche sulle Costruzioni è dal 2005 che viene prorogata (ora è prevista per il Giugno 2010).
Inoltre, un conto sono le norme, ben altra cosa sono le verifiche sui progetti per gli aspetti sismici. In molte aree del territorio italiano non vengono mai eseguite. Nel frattempo, aspettiamo il prossimo terremoto.



By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 115

martedì 7 aprile 2009

C’era una volta l’apologia di reato
Fermo restando che chi scrive condanna aspramente ogni forma di regime esistente al mondo, da quello rosso a quello nero passando per tutti i vari colori possibili e conosciuti all’occhio umano, non posso esimermi però dal commentare quanto successo (domenica 5 aprile) a Milano dove si riuniscono in corteo i militanti di Forza Nuova. Partendo dal presupposto che sono uno strenuo difensore della libertà di pensiero e di espressione, sono fermamente convinto che ognuno sia libero di manifestare il proprio credo senza repressioni. Continuando sulla strada tracciata dall’art.18 della Costituzione, il quale assegna agli italiani tutti libertà di associazione nei limiti della legge, mi fa venire comunque un certo vomito vedere immagini di saluti romani e l’utilizzo di alcuni linguaggi. Il tutto con la complicità del Comune di Milano. Esisteva, ed esiste anche se non sembra, l’apologia di reato, fattispecie prevista dalla Costituzione italiana all’interno delle “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo)", più specificatamente con la legge 20 giugno 1952, n.645, conosciuta anche come legge Scelba la quale all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque “fa propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque “pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Domenica a Milano sono usciti saluti romani, croci celtiche, inni, termini “nostalgici”. Tutto quanto per poter accusare questa gente di apologia di reato. Nessuno fa più caso a questa disposizione costituzionale che in realtà andrebbe modificata, in quanto alcuni imputati negli anni addietro (vedi Giorgio Pisanò nel 1991 con la costituzione del Movimento Fascismo e Libertà e vedi Almirante praticamente mai processato dopo l’autorizzazione a procedere del 1972) vennero assolti o archiviati per la dicitura “ricostituzione del disciolto partito fascista”. A questo punto credo che il disciolto partito fascista sia irricostituibile, soprattutto perchè le persone cambiano, la società è cambiata e l’organizzazione del partito sarebbe radicalmente diversa così come probabilmente il nome del partito stesso. Forse sarà il caso di pensare e rivedere la formula della legge, togliere quel periodo scagionatore. Oggi si verificano questi episodi con la complicità del Comune, della polizia e degli italiani. Questo di oggi è un mio personale punto di vista.
Condanno i regimi tutti e auspico che in futuro queste manifestazione vengano vietate o se autorizzate tenute sotto controllo dalle autorità che dovrebbero impedire certe gesta.



By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 114

lunedì 6 aprile 2009

Due cosucce sul Testamento biologico


Ecco qui, che ci voleva? Al Senato hanno preparato la legge per il testamento biologico. Cioè per poter lasciar scritto se vogliamo che ci smettano di curare ad oltranza, quando saremo in fin di vita o se ci capitasse di essere ridotti a una vita vegetativa. Manca ancora l’approvazione del Parlamento, ma la legge è molto interessante. Tanto per essere sicuri si precisa che di decidere che non vogliamo alimentazione e idratazione artificiale non se ne parla neppure. Suppongo per il ragionamento che alimentazione e idratazione non son considerate cure neppure quando arrivano spinte giù con i tubi. Ma la cosa più interessante è la parte in cui si delibera che il testamento biologico non è vincolante per il medico. Contando che in questi casi basta nulla a trovarsi una denuncia, non so se mi sbaglio a prevedere che per i medici l’unico modo di evitare problemi giganti sarà tenerci in vita o quasi vita o in qualsiasi stato che possa somigliarle, per qualsiasi periodo e con qualsiasi mezzo. Questo, se posso dirlo è un capolavoro. Ci permette di esprimere la nostra volontà su questo argomento, con precise, accurate procedure. Certo, c’è il piccolo particolare che quella volontà non conta mica nulla. Ci siamo solo sbagliati a capire su cosa si stava legiferando.

Pensavamo che fosse sulla libertà di decidere di morire dignitosamente. Invece così è una legge sulla libertà di espressione.


By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 113

venerdì 3 aprile 2009

Il vero scontro di civiltà è sulla dignità della persona

Quando il cardinal Bagnasco, nella prolusione al Consiglio permanente della Cei, ha parlato di uno «spartiacque» e di uno «scontro di civiltà» fra due opposte visioni dell’uomo, religiosa e secolare, non ha fatto che riprendere un tema caro al papa, ribadito durante la recente visita in Campidoglio: i mali della società di oggi derivano dalla «eliminazione di Dio e della sua legge» e la morale è inadeguata «se non ha come perno l’ispirazione e la sottomissione a Dio».
L’idea di uno spartiacque, di una divisione netta, si trova nel Vangelo di Matteo a proposito del giudizio finale: «Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra». Qui però l’elemento discriminante non è una diversa visione antropologica, non è il credere o no in Dio, ma è unicamente il comportamento concreto verso gli altri: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare… Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare…». I giusti non ricordano di aver mai incontrato Cristo: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare?». Essi non hanno amato i fratelli riconoscendo in loro la presenza di Gesù: li hanno amati semplicemente come esseri umani, fuori da ogni richiamo al trascendente. Giusto è chi aiuta gli altri, anche se non vede in loro Cristo, anche se non si ispira a Dio, anche se non crede in Dio.
È una morale totalmente laica, il cui perno non è la sottomissione a Dio ma l’amore per l’uomo. Lo spartiacque è tra chi “dà da mangiare agli affamati” (da intendere oggi non in senso caritativo, ma come impegno per la giustizia e i diritti) e chi non si cura del prossimo; tra chi si sentirà dire «ero straniero e mi avete accolto» e coloro a cui sarà detto «ero straniero e mi avete perseguitato, incitando alla cattiveria contro di me».
Il vero scontro di civiltà non è tra una concezione religiosa della vita e il secolarismo: è tra chi rispetta e chi calpesta i diritti e la dignità delle persone, si tratti dei migranti o dei lavoratori precari, delle coppie omosessuali o di quanti chiedono di non essere espropriati del loro corpo nella malattia.


By Angelo Stelitano

La Chicchetta - 112

giovedì 2 aprile 2009

Silvio ora punta ai superpoteri stile supereroe



Al nostro Presidente del Consiglio non bastano i poteri. Lo ha detto al congresso del suo partito nuovo. Bisogna cominciare a chiedersi quando potrà ritenere che siano sufficienti. Capite che quando a uno non basta essere il più ricco, quello che ha più tv, e già che c’è essere Presidente del Consiglio, forse quando parla di nuovi poteri pensa a cose più ultraterrene. Io ipotizzo che cominci a pesargli l’assenza della capacità di volare, di vedere attraverso i muri, sollevare locomotive, lanciare ragnatele per saltare da un grattacielo all’altro, rendersi invisibile, generare un campo di forza protettivo, allungare il suo corpo modificandolo come una cingomma. Magari soffre anche del non potersi trasformare in un essere fiammeggiante e del non poter diventare verde, enorme e fortissimo. Inoltre credo senta la mancanza di un ipersensibile senso radar. Insomma, credo che ambisca ai superpoteri combinati di Superman, Spiderman, dei Fantastici Quattro, dell’Incredibile Hulk e Daredevil. Lui dice che per avere abbastanza poteri deve cambiare la Costituzione. Immagino si riferisca alla sua costituzione fisica. Bene, fortunatamente da lunghe e appassionate letture di fumetti sappiamo che può farlo: deve solo farsi mordere da un ragno radioattivo, esporsi ai raggi cosmici e ai raggi gamma di un esperimento atomico nel deserto. Oltre, naturalmente, a nascere sul pianeta Krypton.
By Angelo Stelitano

IMPORTANTISSIME NOVITA' DA PALAZZO CHIGI

mercoledì 1 aprile 2009


Consiglio dei ministri n.43 del 01/04/2009


La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:
il Consiglio dei Ministri si è riunito questa mattina, alle ore 6,45 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi.
Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta.
Presenti Raffaele Bonanni (CISL) e Luigi Angeletti (UIL).
Il Consiglio ha approvato i seguenti provvedimenti:
su proposta del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dei Ministri della Funzione Pubblica, Renato Brunetta detto er nano, dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti detto financial creative:

- per i dipendenti ministeriali immediata restituzione del FUA (Fondo Unico di Amministrazione) con ulteriore adeguamento pari a €. 300,00 mensili a decorrere dal 1 Gennaio 2009 e le conseguenti scuse da parte del Ministro competente;
- per i dipendenti degli enti pubblici non economici (INPS, INPDAP, INAIL, ecc.) soppressione totale del art. 67 comma 2 - Legge 133/2008 e restituzione delle relative somme ai fondi di contrattazione integrativa con ulteriore adeguamento di €. 5.000,00 pro-capite a titolo di risarcimento per le lotte sostenute dai dipendenti e le scuse da parte del Ministro competente;
- per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione erogazione immediata della somma di €. 150,00 pro-capite mensile a titolo rinnovo contrattuale biennio 2008/2009; soppressione dell'art. 71 Legge 133/08 (malattia del dipendente);
- abrogazione immediata di tutte le norme, decreti leggi, circolari, offensive nei confronti dei dipendenti e le scuse pubbliche di er nano Brunetta.

In chiusura il Consiglio dei Ministri ha deliberato, con atto unilaterale, un provvedimento unico il quale stabilisce che nella giornata del 1° Aprile è consentito credere alle favole e ringraziare il buon Silvio, er nano Renatino e il creativo Giulio per averci proprinato questo ignobile e squallido scherzo.
VA A LAURA', TERU'!!!



By Angelo Stelitano


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