La Chicchetta - 124

giovedì 23 aprile 2009

Redditi, radiografia Bankitalia “Più poveri operai e impiegati”


Ci hanno perso operai, impiegati e insegnanti, ci hanno guadagnato soprattutto i lavoratori autonomi. Non si può dire che il paese - negli ultimi anni - sia diventato, nel suo complesso, più povero o più diseguale, ma l’Italia del 2008, rispetto a quella del 1993, per alcuni è cambiata in peggio e per altri no. Fatti salvi alcuni gap inossidabili (le differenze fra Nord e Sud e la distanza media dagli stili di vita da buona parte degli altri paesi europei) negli ultimi quindici anni per le tute blu, i colletti bianchi e gli insegnanti, la soglia della povertà si è fatta più vicina. Nella fascia di reddito basso il loro peso è decisamente aumentato, mentre quello di commercianti, artigiani e liberi professionisti si è notevolmente ridotto. A tirare le somme dell’andamento della ricchezza del periodo è stata la Banca d’Italia, attraverso l’audizione che Andrea Brandolini, direttore del servizio studi, ha tenuto al Senato. Fatta la premessa sulla stabilità della percentuale fra ricchi e poveri (e chiarito che, comunque sia, l’1 per cento della popolazione più agiata possiede il 15 per cento della quota di ricchezza netta del paese , mentre il 60 per cento più povero ne possiede solo il 16,7) il rapporto presentato dimostra come il rimescolamento all’interno delle fasce sociali sia stato profondo. Le retribuzioni lorde in sé sono aumentate poco (0,6 per cento in media), ma quando Bankitalia va ad analizzare come si è distribuita la ricchezza fra le varie categorie sociali i dati riservano sorprese. Dal ’93 ad oggi la quota di poveri (chi percepisce un reddito inferiore al 60 per cento di quello medio), fra gli operai, è passata dal 27 al 31 per cento, quella dei lavoratori autonomi dal 24,8 al 13,7 per cento. Nel mezzo c’è stato, certo, il passaggio all’euro, sul quale non tutti hanno avuto gli stessi margini di manovra. Dunque, in termini di reddito disponibile equivalente, se fra i lavoratori autonomi, nei 15 anni considerati, l’aumento ha toccato il 2,6 per cento, per gli operai è stato dello 0,6, per gli impiegati dello 0,3. I giovani hanno visto ridursi in termini reali il loro salario d’ingresso; fra i precari la recessione - e la difficoltà ad inanellare un contratto dietro l’altro - ha determinato un netto peggioramento delle prospettive. Pesa - fa notare la Banca d’Italia - la carenza di ammortizzatori sociali e la debolezza del sistema di protezione sociale: «L’inadeguatezza - si legge nel rapporto - riguarda sia l’entità delle risorse che il disegno delle misure»

Fonte: La Repubblica.

Commento: non bastavano i "comunisti" dell'IRES (ufficio studi CGIL) adesso ci si mette anche Bankitalia a descrivere, con dati certi, la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.
Il Governo ci propina, invece, dati non verificabili che illustrano l’esatto contrario.
Brunetta sostiene che:
“negli ultimi otto anni, dal 2000 al 2007 compresi, le retribuzioni di fatto dei dipendenti pubblici sono aumentate del 35%, il doppio dell'inflazione che si è fermata al 17%, e molto più dei lavoratori del settore privato che hanno messo a segno una crescita del 20%”.

Secondo voi: chi trucca le carte?


By Angelo Stelitano



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