La Chicchetta - 123

mercoledì 22 aprile 2009


Siamo un paese troppo speciale




Da più parti si è lamentata l’inadeguatezza di questo governo nell’affrontare la crisi globale. L’esecutivo viaggia tranquillo sul suo binario a senso unico, forte di un sostegno che tramite sondaggi, confermati da recenti conferme elettorali, risulta ancora saldamente maggioritario. La situazione italiana in fondo non è poi così diversa da quella di altri paesi governati dalla destra, sia essa populista, come in India o in taluni paesi sudamericani, sia essa revanchista, come in Francia: in India il governo promette apparecchi televisivi ai poveri, in Francia SarKozy offre "spiccioli" ai pescatori che bloccano i porti per rivendicare un aggiustamento delle quote loro assegnate dall’U.E., in Italia il Premier offre i suoi immobili nonchè roulottes al mare ai terremotati.


Qual’è dunque la specificità italiana, se c’è?

Azzardo che sia una sorta di vittimismo congenito che ci impedisce di reagire con energia, compostezza e fiducia a una transizione elettorale caratterizzata da toni forti e squilibri economici, mantenendo i nervi saldi e un salutare scettico ottimismo di fronte alla crisi e alle risposte politiche del governo. In sostanza mancherebbero da noi quegli anticorpi democratici (tipici dei paesi occidentali) oppure antagonisti (sviluppati dalle minoranze dei paesi terzi) che servono a reagire, con forme differenti, alle avversità e al malcostume politico: in occidente si giudica un esecutivo dai fatti e lo si manda a casa quando arriva il giudizio delle urne, nei paesi terzi si arriva anche a forme di lotta consociative da parte di settori sociali sfruttati e marginalizzati.
Noi siamo in occidente e gli esempi vicini sono la Germania, la Spagna, persino gli States: se osserviamo le recenti vicende politiche di questi paesi vi scorgiamo analogie e differenze, ma perveniamo alla conclusione che noi siamo quelli “messi male”.
Compariamo la storia recente di questi paesi con la nostra e avremo una chiave di lettura delle risposte possibili alla crisi; per dirla col vecchio Marx il sistema capitalista più avanzato mostra ciò che accadrà in quello meno avanzato: penso alla Germania, dall’immigrazione alle sue contraddizioni, dal lavoro nero agli skinheads, dal federalismo allo scioglimento della rappresentanza parlamentare dei “grunen” nel movimento e nei partiti progressisti, dalla semplificazione elettorale e parlamentare con i due poli alla progressiva ristrutturazione del ciclo di produzione ecc; alla Francia che tentenna tra un forte europeismo e un protagonismo nazionale che deve fare i conti con forti sindacati, alla Spagna che viaggia sull’alta velocità, sull’eolico e il solare con una modernizzazione a passo avanzato.
Sono solo alcune esemplificazioni che mi riportano alla domanda di fondo: siamo noi un paese molto speciale?


Noi siamo un pò diversi, un pò divisi e un pò troppo amici-nemici e spesso impreparati al confronto con i nostri stessi cugini della nostra area di simpatia politica quando non del nostro stesso popolo.
A centro, centrosinistra e sinistra-sinistra siamo spesso intolleranti tra di noi mentre invochiamo la tolleranza per i diversi: se questo è lo spaccato della base, come potrebbero il centro cattolico e laico, la sinistra Pd e Idv o la sinistra-sinistra (in attesa di ridefinizione) unirsi in un forte polo progressista per il bene del Paese?



By Angelo Stelitano


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