La Chicchetta - 121

lunedì 20 aprile 2009


Il papa non è San Francesco


Leggo che il 28 Aprile il papa andrà a far visita ai terremotati. Ma il papa non è San Francesco. Non andrà a piedi in Abruzzo, scalzo, con un solo confratello per sostenerlo nel cammino, ad aiutare chi ha perso tutto: affetti, beni e futuro. Il papa andrà in Abruzzo come un leader politico del terzo millennio: in elicottero, e con lui un buon numero di prelati ossequianti ed il solito codazzo incensante di giornalisti al seguito. Prima di lui passeranno sulle macerie del terremoto i “disinfestatori” a togliere dalla vista ciò che potrebbe oscurare il santo sguardo (delle telecamere) e verranno impiegate le forze stanche degli operatori umanitari per predisporre un ampio piazzale dove dirà una messa per le vittime. Compiuto l’atto solenne della visita, e dopo aver carezzato qualche testa di bambino sopravvissuto, se ne andrà da quelle terre disastrate e tornerà da dove è venuto, quel colle romano (ergo Vaticano) da dove guarda al mondo “di fuori” come una terra da “redimere” e da “salvare”.
A lui saranno riservate le aperture dei tg e le prime pagine del giorno dopo. Le sue parole saranno sottoposte ad una esegesi attenta, che occuperà altra carta ed altre ore di tv (probabilmente anche un porta a porta speciale), e così, dopo qualche giorno, calato l’effetto mediatico della visita, potrà riprendere la scena con la lotta alla scienza, ai preservativi, all’omosessualità, e via dicendo.
Ed ai terremotati? Che cosa porterà tutto questo ai destinatari della visita, a quelli che hanno perso affetti, beni e futuro? Forse un pò di luce riflessa nella ribalta mediatica. Forse un pò di vana speranza per chi ha mantenuto la fede nonostante tutto. Forse un pò di illusione che Dio si ricordi di loro dopo che se ne è dimenticato la notte del 6 aprile. Nulla che i credenti non abbiano già in cuor loro, se solo ci pensano.
Però, parafrasando, “sì io fossi papa…” non farei visite “per scopi mediatici” in occasione di questo tragico evento. No. Io mi affaccerei dalle finestre di piazza San Pietro e griderei forte, ogni giorno, il mio disprezzo per tutti quelli che hanno causato la morte speculando ignobilmente sulla costruzione degli edifici, e farei esempi, e direi nomi e cognomi di tutti quelli che, dietro troppi paraventi, si sono arricchiti sulla pelle degli altri. Ordinerei ai miei cassieri di destinare l’8 per mille già riscosso agli aiuti per chi ha perso tutto, ed a questo farei sommare tutto il ricavato della vendita degli anelli episcopali dei vescovi della CEI. E poi, come San Francesco, andrei “a piedi e scalzo”, da chi comanda in questo strano paese e gli porrei la domanda: “Perché i mercanti del tempio hanno preso il potere? ”. E poi starei a vedere l’effetto che fa, magari attendendo qualcuno che mi spari, per raggiungere il Dio di cui dico di essere vicario in terra.

Ma io non sarò mai papa, soprattutto perché ho smesso di credere nella chiesa tanto tanto tempo fa.



By Angelo Stelitano



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