La Chicchetta - 147

giovedì 28 maggio 2009

Siamo un paese di vecchi


L’Italia degli anni ‘50, '60, '70 era un’Italia giovane fatta di gente giovane. Oggi siamo un paese di vecchi governato da vecchi, una greve geriatria gerarchica, fatta in maggior parte da mediocri o scarsamente elevati. La vecchiaia non la fanno gli anni né la fa la crisi e nemmeno le disgrazie naturali. La vecchiaia nasce dalla mancanza di speranza e dall’appiattimento dello spirito, è la morte interiore di chi abdica alla propria libertà e alla propria luce, per infangarsi nel buio della materia o della sconfitta, che sono due oscurità apparentemente diverse ma sostanzialmente simili, perché significano sempre la morte dell’Uomo. Per questo abbiamo tanti giovani vecchi che per vitalizzarsi hanno bisogno di farsi due piste. E si diffondono i Lapo, i Corona, i Capezzone, i Fitto… gente che insegue solo qualche piacere materiale, qualche visibilità mediatica, qualche potere facile, ma dentro è paurosamente vuota, eppure sono questi che i media spregevoli presentano come modelli, esempi barbari di un modo di vita che ci viene imposto dal potere in una continua adulterazione delle coscienze. Quando Berlusconi dice alla ragazza disoccupata: “Sposati un ricco!”, quando fa Ministra la Carfagna, compra appartamento o diamanti alla velina, i suoi giornali celebrano qualche sciacquetta o prende come portavoce un voltagabbana, mostra una costante coazione di vita: la prostituzione, il vendere se stessi, il proprio corpo o le proprie idee, la ricchezza e la visibilità come progetti vincenti, la corruzione del corpo e della mente come modelli di comportamento.
E’ questo che è vecchio e invecchia: la prostituzione dell’anima.
E’ questo che fa vecchio un paese e un popolo: l’abiezione delle coscienze.

By Angelo Stelitano


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