La Chicchetta - 19

lunedì 20 ottobre 2008


Il diritto di sciopero
I rovesci della scuola



Mentre venerdì tanti erano in sciopero, la Presidenza del Consiglio diramava un comunicato sulla “regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro”, cioè sul diritto di sciopero. L’obiettivo da perseguire sarebbe il “contemperamento fra esercizio del diritto di sciopero e salvaguardia dei diritti della persona e della impresa costituzionalmente tutelati”. Come se diritto di sciopero e diritti della persona fossero in linea di principio contrastanti.
I provvedimenti da assumere, anche attraverso una consultazione delle parti sociali, non riguarderebbero solo i servizi pubblici, dove peraltro vi sono già forti limitazioni, ma “tutti i settori produttivi”.
Mettere mano al diritto di sciopero oggi è rischioso. Siamo in una fase di particolare debolezza contrattuale delle persone che lavorano, specie se precarie, nei confronti del datore di lavoro. C’è perciò il pericolo di una legge che tenda semplicemente a ridurre il diritto di sciopero. D’altra parte occorre vedere le ragioni degli scioperi.
Scuola pubblica: il Governo contesta la sua attuale struttura, sostenendo che è troppo costosa. I dati dell’Ocse raccontano un’altra storia: su 34 nazioni, l’Italia è uno dei Paesi con la minore spesa pubblica sul totale del suo Pil; è all’ultimo posto come spesa pubblica per l’istruzione; la spesa per il personale rispetto al totale della spesa della scuola in Italia, inoltre, è nella media.
Allora, perché questo accanimento?
Perché c’è il Decreto Brunetta del 25 luglio, che prevede un risparmio di otto miliardi di euro nell’istruzione. Perciò il decreto legge di riforma della scuola annuncia la riduzione di 131mila posti, la chiusura di 6.800 strutture scolastiche, l’introduzione del maestro unico alle elementari, l’aumento del tetto fino a 35 alunni per classe dal prossimo anno. I tagli peseranno in particolare sui precari. Il ministro Gelmini ha detto che i “risparmi” saranno reinvestiti in edilizia scolastica, laboratori, aggiornamento degli insegnanti. Ma nel Decreto Brunetta si afferma che tale “reinvestimento” riguarderà solo il 30% “delle economie” e inizierà solo dal 2010.
Si tagliano i costi, peggiorando la scuola pubblica, a vantaggio di quella privata!
Forse i sindacati danno fastidio. Si pretenderebbe, magari, che nessuno disturbi il manovratore, anzi, il tagliatore.


A Costituzione vigente proprio non si può.



By Angelo Stelitano



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