La Chicchetta - 61

giovedì 8 gennaio 2009

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Macerata 1817 Gli insorti antipapalini affiggono sui muri questo proclama:
"Quando l'altissimo Iddio vuole punire i popoli,li consegna al governo degli imbecilli"
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Un esempio del nuovo modello contrattuale della CISL

Sanità privata, offerto l'aumento ai dipendenti: un euro lordo

Un euro di aumento. Un euro lordo. Non per scherzo, ma sul serio, è l’offerta avanzata nella trattativa per il rinnovo del contratto nazionale della sanità privata. Offerta che, come era immaginabile, i sindacati hanno rifiutato. Una proposta che equivale a dire: il contratto nazionale non si fa.

Un'offerta simbolica. Il negoziato riguarda le buste paga di 90 mila dipendenti delle cliniche private, fra infermieri, tecnici e amministrativi. L’Aiop, l’associazione che rappresenta i datori di lavoro, non respinge l’ipotesi di aumentare le retribuzioni, ma propone che gli incrementi vengano discussi regione per regione. L’euro di aumento nazionale è dunque un’offerta simbolica, un modo di dire che il contratto vero diventa quello regionale. Del resto, nel settore della sanità privata ci sono già dei precedenti. Nell’ultimo rinnovo del contratto, l’importo degli arretrati non fu fissato dall’accordo nazionale bensì fu oggetto di trattativa nelle singole regioni.
Gli ospedali religiosi. Oltre al precedente appena ricordato c’è l’esempio di un altro contratto della sanità non pubblica, firmato poche settimane fa. È il contratto che riguarda i 40 mila dipendenti degli ospedali religiosi. L’intesa include una tabella con le cifre degli aumenti, ed è una tabella uguale a quella già in vigore per la sanità pubblica. Ma la concessione di questi soldi è condizionata a un successivo accordo da raggiungere in sede regionale. Di conseguenza, se in una regione non si arriverà a fare un accordo l’aumento sarà pari a zero. E in qualche regione potrebbe finire con un compromesso su cifre più basse rispetto a quelle indicate dalla tabella nazionale.
Sindacati spaccati. Il contratto degli ospedali religiosi è stato siglato dall’Aris (l’associazione degli ospedali) e da un solo sindacato: la Cisl. La Cgil e la Uil hanno detto no, e ora si preparano a dare battaglia organizzando un referendum fra i lavoratori.
La Cisl. Per Giancarlo Faverin della Cisl, firmare questo accordo era l’unico modo di sbloccare le trattative: «Anche noi preferiremmo che si facesse un contratto nazionale, ma i lavoratori aspettavano il rinnovo da 36 mesi e a loro non vogliamo raccontare storie per un altro anno. Vista la situazione, abbiamo scelto di fare questo salto che ora - continua Faverin - ci consentirà di chiedere l’applicazione delle tabelle di aumento in ogni regione».
Cgil e Uil. Totalmente diverso il punto di vista della Cgil e della Uil. Per Rossana Dettori della Fp-Cgil il testo firmato «sancisce di fatto la scomparsa del contratto nazionale». E in un volantino la Cgil suggerisce che la Cisl abbia voluto fare «un favore al datore di lavoro Aris», cioè alle cliniche gestite da ordini religiosi. Carlo Fiordaliso della Uil si domanda: «Perché la Cisl ha firmato quel testo killer? Perché chiedere tanti mesi di mobilitazione ai lavoratori, e persino uno sciopero, per poi firmare quello che i padroni volevano dal primo giorno?».
Le cliniche private. Tornando all’altro contratto, cioè quello degli ospedali privati aderenti all’Aiop, qui al momento i tre sindacati mantengono una posizione unitaria, visto che la controparte non ha ancora presentato una proposta analoga a quella delle cliniche religiose. L’unica offerta rimane l’euro di aumento lordo. Sia la Cisl che la Cgil e la Uil fanno pressione sulle regioni: la sanità privata lavora e fa utili perché ottiene l’accreditamento (e quindi i soldi) dalle amministrazioni pubbliche. Il ruolo delle regioni può essere decisivo, dice Faverin della Cisl, «e noi vogliamo stanarle».


Fonte: Il Messaggero.



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