La Chicchetta - 59

venerdì 19 dicembre 2008

Non servono 65 ore per superare la crisi

L’europarlamento ha respinto la proposta di portare la settimana lavorativa nell’Ue fino a 65 ore. Tale proposta, sostenuta fra gli altri dal ministro Sacconi, è stata contrastata non solo dai parlamentari della sinistra, ma anche da diversi parlamentari della destra. Nei giorni scorsi, davanti al palazzo di Strasburgo, si erano svolte alcune iniziative sindacali contro l’allungamento dell’orario di lavoro. Occorre far presente un dato di fatto essenziale, che va descritto per quello che è senza abbellirlo o facendo spallucce: la condizione di chi presta lavoro dipendente negli ultimi anni. Tale condizione è precipitata. Come redditi, qualità del lavoro, collocazione sociale. Oggi tecnici, impiegati, operai, e di conseguenza le loro famiglie, vivono molto, molto peggio rispetto agli anni scorsi, e sovente si trovano in situazioni drammatiche. Con loro, una parte di quelli che chiamavamo “ceti medi”. Questo riguarda tutto il mondo del lavoro, in particolare i precari, con picchi di vera disperazione sociale per gli over 50 espulsi dal mercato del lavoro in questo drammatico periodo. L’Italia concluderà il 2008 con una diminuzione del Pil dello 0.5%. Le prospettive del 2009 sono, se va bene, di una diminuzione della crescita dell’1.3%. Il modo di vivere peggiorerà. Dopo lo sciopero generale promosso dalla sola Cgil, e in conseguenza di un incontro con Bersani, il ministro Tremonti sembra propenso ad utilizzare una parte dei fondi Ue, ancora molto limitata, per gli ammortizzatori sociali. Impressiona leggere sui giornali che 90mila auto nuove e invendute bloccano il porto di Bremerhaven. Le vendite di auto nell’Ue sono diminuite a novembre del 25.8%. La Fiat prolunga la cassa integrazione. Questo terribile scenario prova il fallimento del micidiale mix di finanza senza produzione e produzione per la produzione, cioè fine a se stessa e misurabile solo dal punto quantitativo. L’europarlamento ha perciò fatto benissimo a stroncare il tentativo delle lobby imprenditoriali di aumentare l’orario di lavoro.
Si dice che per uscire dalla crisi occorre un grande sforzo collettivo. È vero. Occorre specificare la direzione, e cioè il progetto produttivo innovativo (attualmente invisibile), e la rappresentanza politica, e cioè chi porta ai tavoli gli interessi concreti di quei lavoratori. Ci vuole meno carità pelosa e più diritti.

Angelo Stelitano


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