La Chicchetta - 56

martedì 16 dicembre 2008


Aveva cominciato il prof. Pietro Ichino, ora senatore del Partito Democratico.
Poi, una volta insediatosi al Governo, il ministro della funzione pubblica Renato Brunetta ha continuato l’opera, guidato da una cattiveria gratuita e da un livore vendicativo come solo i socialisti craxiani sanno avere.
Brunetta da una parte e Sacconi al Lavoro dall’altra si sono dedicati a smontare il meccano.

Alle spalle degli interventi iconoclasti dei due c’è la regia generale di Tremonti che con la manovra economica d’estate (decreto legge 112 ora legge 133) ha tagliato miliardi di euro alla sanità, agli enti locali, allo stato sociale.
Questa pesantissima manovra di tagli, che è la vera essenza della manovra d’estate, è stata accompagnata e per certi versi mascherata dalla stretta contro i dipendenti pubblici fannulloni. Non a caso per almeno due lunghi mesi estivi la reazione ai provvedimenti di giugno è stata lasciata ai lavoratori ed ai sindacati pubblici, come se fosse una rivolta corporativa a difesa di privilegi. Solo dopo ed in ritardo tanti hanno cominciato a capire la vera posta in gioco: la riduzione drastica dello stato sociale a partire da sanità, università e scuola, tagli del precariato attraverso l’abolizione dei precari, riduzione generalizzata della spesa nei servizi pubblici in nome della moralizzazione. Così sono stati attaccati i diritti dei lavoratori, è stata penalizzata la malattia dei pubblici dipendenti, si sono colpiti i genitori dei bambini portatori di handicap e, per la prima volta nella storia, si sono ridotti i salari reali dei dipendenti dello stato e degli enti pubblici non economici, prevedendo un risparmio forzoso per l’anno 2009 che varia dai 100 ai 500 euro mensili pro capite a partire da gennaio 2009. Quest’ultimo è un tasto così scabroso che in effetti ha costretto il ministro (e CISL e UIL che hanno firmato il protocollo ed il contratto dei ministeri) a prometter in quei testi che i soldi verranno restituiti, se e quando non si sa. Si sono impegnati a farlo, ma per farlo servirà una nuova legge che nessuno è in grado nemmeno di proporre. Per questo diciamo che con l’accordo separato si è determinata una vera e propria truffa. In questi giorni la Funzione Pubblica CGIL sta raccogliendo migliaia di firme per chiedere che si faccia il referendum sugli accordi separati e torni a valere la democrazia, dando la parola ai lavoratori. E’ infatti necessario ripristinare la democrazia anche per garantire la chiusura positiva dei contratti di sanità, enti locali e parastato. Chiudere positivamente i contratti ancora scandalosamente aperti, a partire da quello della sanità privata e dell’anffas, è anch’esso un modo per rispondere alla crisi che taglia lavoro e salari. La presenza allo sciopero generale indetto dalla CGIL il 12 dicembre, dopo gli scioperi dei dipendenti pubblici, della scuola, del commercio, dell’università e dopo lo sciopero generale di Brescia del 20 novembre scorso, sarà per la Funzione Pubblica ancora una volta l’occasione per riaffermare la necessità di difendere i servizi pubblici e con essi il lavoro pubblico contro gli sprechi e le inefficienze della pubblica amministrazione. Chi puntava sulla divisione dei lavoratori (operai e privati contro i fannulloni pubblici) resterà deluso: il direttivo della Funzione Pubblica ha infatti accettato la richiesta del comitato centrale della FIOM di indire una grande manifestazione insieme a Roma per il mese di Febbraio. Non molti sanno che il Governo non ha ancora concluso la sua opera di distruzione e che si appresta a varare altre norme (alcune contenute nella legge che accompagna la finanziaria per il 2009) contenute nel disegno di legge delega in discussione in Parlamento.

Con questa delega si riscriveranno le regole faticosamente costruite negli ultimi 20 anni, tornando alla possibilità di regolare il rapporto di lavoro pubblico per legge, riducendo la contrattazione e facendo quindi della pubblica amministrazione un luogo di esclusiva competenza della politica, delle sue voglie e delle sue miserie:
come ai tempi del Duce.


Luciano Pedrazzani
Segretario Generale Funzione Pubblica CGIL di Brescia


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