La Chicchetta - 51

venerdì 5 dicembre 2008


Dl anticrisi, manovre inutili

Provvedimenti a pioggia ed effetto sull’economia pari a zero.
La priorità alle imprese, con lo scatto da subito delle riduzioni su Irap e Ires.
I benefici per le famiglie più povere equivarranno a un litro di latte al giorno o a un pacco di pasta


Robin Hood vuole diventare re. Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, con mosse che sfuggono alla maggioranza dell’opinione pubblica, sta infatti cercando di scardinare le basi della democrazia economica, conquistando pezzi di potere. Con le misure varate venerdì 28 novembre non solo si dà il via libera a una manovra anticrisi inefficace e senza alcun respiro (le misure, infatti, sono ancora una volta “una tantum”), ma si introducono novità tecniche che sconvolgeranno l’equilibrio istituzionale. Una di queste novità riguarda il ruolo della Cassa depositi e prestiti, delle Poste e dello stesso ministero dell’Economia. E se questo è l’approccio “assolutistico” (statalista direbbe Bossi) alle questioni della cosa pubblica, gli effetti delle manovre saranno al contrario dispersivi, inefficaci, costosi per la collettività, ma inutili per le famiglie e soprattutto per i lavoratori e i pensionati normali, ovvero per la stragrande maggioranza degli italiani che per fortuna non stanno certo già sotto la soglia di povertà relativa, anche se potrebbero caderci in ogni momento. E certo la strombazzata social card non è una soluzione sufficiente. Nel decreto composto da 36 articoli spicca lo scatto da subito, a favore delle imprese, della riduzione di 3 punti su Irap e Ires di novembre, il bonus straordinario per le famiglie (fino a 1.000 euro) e gli interventi per calmierare i mutui a tasso variabile (e non quelli a tasso fisso). Tremonti promette inoltre che dal primo gennaio 2009 le tariffe, le bollette e i pedaggi non dovranno salire. Niente sulla detassazione delle tredicesime, nessuna misura di sostegno all’economia, nessuna idea per una possibile ripresa industriale e produttiva. Qualche soldo, ottenuto con qualche partita di giro e non certo con risorse fresche per gli ammortizzatori sociali: previsti 289 milioni per il 2009, 304 milioni per il 2010 e altrettanti nel 2011, in tutto circa 1,2 miliardi di euro da qui al 2011, ma senza una vera riforma del sistema degli ammortizzatori sociali. Perfino Tremonti si è accorto invece che la detassazione degli straordinari – che era stata osannata dal ministro Sacconi – è una emerita cretinata. Quindi è stata abolita. Il popolo, i poveri, non avranno gli aiuti in modo automatico. Il bonus straordinario dovrà infatti essere chiesto fino al 31 gennaio 2009 e si concretizzerà in cifre che vanno da 200 fino a 1.000 euro:

200 euro per redditi sotto i 15 mila euro;
300 euro per le famiglie con due componenti e reddito sotto i 17 mila euro;
450 euro per famiglie con tre componenti e reddito che non supera i 17 mila euro;
500 euro per famiglie di quattro componenti e reddito fino a 20 mila euro;
600 euro per nuclei di cinque componenti con reddito sotto i 20 mila;
1000 euro per famiglie con oltre cinque componenti e reddito sotto i 20 mila euro.
Stessa cifra per nuclei con componenti portatori di handicap e reddito fino a 35 mila euro.

Il denaro arriverà entro il mese di marzo.

Per l’erogazione è stato istituito un Fondo con una dotazione pari a 2 miliardi e 450 milioni di euro, ovvero un altro centro di potere. L’effetto sull’economia nazionale sarà pari a zero. Si è infatti calcolato che i benefici per le famiglie più povere equivarranno a un litro di latte al giorno o a un pacco di pasta. Peggio di quello che faceva la vecchia Democrazia Cristiana. ”Di fronte a una crisi così grave, drammatica, gli interventi sono a tempo, casuali”, ha dichiarato subito il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando il pacchetto anticrisi e confermando lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre. E non è finita qui. C’è in ballo infatti, oltre al decreto anticrisi, anche la finanziaria vera e propria, la seconda, visto che Tremonti ne aveva varata una prima dell’estate.


Fonte: CGIL



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