La Chicchetta - 190

mercoledì 30 settembre 2009


Fannulloni, la retromarcia della «rivoluzione-Brunetta»


È finita un’epoca: anche Renato Brunetta finisce nel tritacarne mediatico. Finora lo aveva usato lui, contro dipendenti pubblici, sindacalisti, piloti dell’Alitalia, e anche opposizione, salotti, banche. Ieri, invece, un paio di «notizie», relative a decisioni di mesi fa o addirittura dell’anno scorso sulle malattie e le indennità, vengono rilanciate in primo piano. Al ministero non si danno pace. «Che notizia è? Era già deciso da tempo, in circolari e nei decreti». In verità, nessuno lo sapeva. Deciso, ma tenuto accuratamente nell’ombra. Lontano dai microfoni e dalle Tv. Il ministro, dal canto suo, la butta in politica. «Non leggete troppo Repubblica», replica a chi gli chiede chiarimenti, riecheggiando i diktata del premier. Nel frattempo il portavoce di palazzo Vidoni diffonde comunicati: l’articolo di Repubblica è un falso, perché non esiste alcuna «restaurazione seguita alla rivoluzione Brunetta». Salvo poi ammettere che modifiche ce ne sono state, eccome. Eccole le modifiche. I lavoratori in malattia non dovranno più risultare reperibili nell’intera giornata (le norme introdotte l’anno scorso prevedevano l’intera giornata dalle 8 alle 20, con l’esclusione della fascia dalle 13 alle 14, chiamata «ora d’aria»), ma secondo le fasce in vigore per i privati (10-12/17-19). Lo prevede il decreto anticrisi varato in luglio. Un’altra disposizione dello stesso decreto prevede che la certificazione delle malattie può essere rilasciata anche da un medico convenzionato con il servizio sanitario, e non solo dalla struttura pubblica come volevano le «norme Brunetta ». Su questa retromarcia il ministero replica che la decisione era già stata presa in una circolare del 5 settembre dell’anno scorso, e che è stata confermata in un decreto per maggiore chiarezza legislativa. Sta di fatto che la retromarcia c’è stata, non a luglio ma addirittura un anno fa. Stessa cosa vale per l’altra modifica, quella concernente alcuni casi di assenza che nella «rivoluzione Brunetta» venivano equiparate alle malattie, ma che tali non erano. È il caso dei donatori di sangue o di chi assiste un portatore di handicap. Anche per loro la legge originaria prevedeva la decurtazione dell’indennità accessoria sul salario. Il ministro ci ha ripensato nel dicembre del 2008, ed ha corretto. «Invece di dire bravo Brunetta, oggi lo accusano di aver fatto marcia indietro», continuano dal ministero. Se solo il ministro ammettesse che si è corretto da solo, magari in molti gli direbbero bravo. Ultima novità, il mantenimento del trattamento economico per le forze di polizia anche in malattia. Sulla reperibilità il segretario generale della Fp-Cgil, Carlo Podda, parla di «un atto dovuto». «Con la normativa Brunetta - spiega - c'era un'evidente disparità tra lavoratori ». Stesso commento dalla Uil.Pa. «La modifica è frutto del dialogo», aggiungono in casa Cisl. Intanto il ministro se la prende con gli studenti assenteisti. «Manderemo sms alle famiglie - dice accanto alla Gelmini - è finita un’epoca».


Sì, la sua.


By Angelo Stelitano


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