La Chicchetta - 158

giovedì 25 giugno 2009

Dal curriculum al colloquio, quando lavorare è un’impresa


A dispetto delle tante prese di posizione politiche e sindacali, di lavoro ancora si muore. Oggi più di ieri. Conseguenza di un imbarbarimento culturale che affonda le radici in un passato neppure troppo remoto. Da garanzia di dignità, il lavoro è stato declassato al rango di semplice prodotto da banco. E solo come prodotto può stare sul mercato. In allegato, per completare l’offerta, un lavoratore da restituire a fine utilizzo e intercambiabile come un vuoto a rendere. Lo sportello di un’agenzia di somministrazione lavoro è tappa d’obbligo per capire. «Ti aspettano tante opportunità. Vieni a scoprirle dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 18. Il lavoro è importante per la tua vita». Il pieghevole è invitante. Ufficio nuovo, gli annunci appesi in bacheca promettono lavoro. Le figure professionali richieste sono alla portata di tutti: operai, magazzinieri, asfaltisti e quant’altro possa solleticare la disperata ricerca di chi non può vantare specializzazioni o grandi esperienze. E ne esce dopo aver compilato un questionario, un modulo prestampato sul quale condensare l’attualità di una vita sospesa e la speranza di un futuro, serve da modulo d’iscrizione e da guida per la “breve intervista” che chiude il primo colloquio - e con la vaga promessa di essere richiamati non appena arriverà la richiesta di un profilo professionale uguale al vostro. Avere un database ben nutrito e ricco di profili è obiettivo primario di ogni filiale. Per ottenerlo non si lesina in fatto di pubblicità. E in marketing da supermercato: «Premiamo il tuo lavoro valorizzando il tuo tempo – il manuale informativo, dodici pagine rilegate in formato tascabile, è distribuito ai nuovi iscritti – e ti ringraziamo per la fedeltà e l’impegno che dimostri ogni giorno lavorando con noi». Per averla si devono accumulare almeno ottanta ore di lavoro effettivo. Ogni ottanta ore un punto. Quattro i livelli: basic, junior, senior, master. Altri si affidano a un più rodato paternalismo: «Non si preoccupi. Vedrà che un lavoro glielo troviamo» assicura, e intanto evita di incrociare lo sguardo di chi gli sta di fronte. «I nostri iscritti lavorano quasi tutti, potremmo dire tutti». Insiste: «Vedrà che un posto lo troviamo anche a lei». Per ingannare l’attesa di una chiamata che tarda ad arrivare si può aggiornare trimestralmente il proprio profilo. O guardarsi attorno, cercando fra le tante offerte del “sommerso”. La “crisi” garantisce sempre nuovi alibi, e anche manodopera disposta a tutto pur di agguantare qualcosa. Finti part-time nei negozi di abbigliamento e accessori, baristi e camerieri stagionali che ufficialmente non esistono, lavapiatti, addetti alle pulizie, manovali. L’edilizia è ancora una valvola di sfogo. Qui l’imbarbarimento culturale diventa più evidente. Il tutti contro tutti è norma. Appalti presi giocando al massimo ribasso ma capaci di dividersi in una lunga teoria di subappalti risicati, e affidati a pretese ditte individuali; una partita Iva risolve preventivamente ogni possibile contenzioso. Presi in mezzo, lavoratori di tutte le nazionalità. Non ci sono moduli da compilare: l’unica regola è il silenzio. E nel silenzio generale si lavora per pochi euro l’ora, e in silenzio si muore. Capita, a volte, che la chiamata arrivi: «Se lei è ancora disponibile c’è la possibilità di un inserimento che corrisponde al suo profilo». Il passo successivo è il colloquio diretto con l’azienda utilizzatrice. Se l’esito è positivo si firma il contratto di missione e si comincia. Il referente aziendale (ogni interinale deve rapportarsi con tale figura per qualsiasi problema, dalla firma del foglio presenze alla richiesta di abbigliamento antinfortunistico) accompagna il nuovo arrivato al posto di lavoro e lo affida a chi già sta lavorando. Pochi minuti di corso teorico-pratico e si va in produzione. Le informazioni su rischi e sicurezza possono aspettare. Meglio non protestare, lasciar correre. L’ultima parola, capace di garantire un altro mese di respiro, è quella del referente. Le dinamiche che si credevano lasciate alle spalle sbattendo la porta in faccia al lavoro sommerso rispuntano fra le pieghe di quello regolare. Più garantito ma comunque soggetto a valutazioni continue e a proroghe. Così anche la solidarietà fra compagni di lavoro scivola nell’individualismo.

Non c’è da stupirsi: anche l’infortunio di un compagno può diventare garanzia per il rinnovo di un contratto ormai prossimo alla scadenza.


By Angelo Stelitano



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