La Chicchetta - 213

venerdì 18 dicembre 2009

Finanziaria e fiducia: governo paralizzato




In questi giorni, sulla legge Finanziaria, è scoppiato l'ennesimo scontro nella maggioranza. Definendo "deprecabile" la decisione del Governo di chiedere la fiducia sulla legge, il presidente della Camera, Fini, ha dato fuoco alle polveri ammutolendo la maggioranza in aula ma facendola infuriare fuori. Per aiutare i lettori a capire, servono alcune spiegazioni che i giornali non sempre danno. Legge Finanziaria e Bilancio sono i documenti che fissano la politica economica del Governo. Essendo una legge ordinaria, la Finanziaria può essere emendata nel corso del suo esame. Il Governo ha però il diritto di porre su qualunque testo la cosiddetta questione di fiducia. Può cioè chiedere al Parlamento di non esaminare gli emendamenti e di votare il testo così come è. Ovviamente se il Parlamento respinge quel testo, il Governo deve dimettersi. Il ricorso alla fiducia può avere due giustificazioni. Se l'opposizione fa ostruzionismo presentando emendamenti a valanga, il governo, ponendo la fiducia, può stroncare la manovra. Se, invece, il governo teme che qualche emendamento possa passare col voto congiunto dell'opposizione e di segmenti della maggioranza, porre la fiducia lo impedisce. In queste settimane l'opposizione non ha fatto ostruzionismo. Dunque la paura del governo è l'altra. La secca dichiarazione di Fini è giustificata, anche se è forse la prima volta che un presidente della Camera scende su questo terreno. Questo conferma le fratture dentro la maggioranza. Al Senato, il presidente della Commissione Finanze, Baldassarri, esponente autorevole del Pdl, aveva presentato una serie di emendamenti che rivoluzionavano totalmente l'impostazione della Finanziaria. Vi è stata poi la violenta polemica fra Brunetta e Tremonti che il presidente del Consiglio ha contenuto a stento. Da un lato Tremonti è rassegnato all'idea che le condizioni della finanza pubblica non consentano di fare assolutamente nulla e taglia tutto il possibile. Nel Bilancio le spese in conto capitale scendono ulteriormente dal 3,4% del Pil nel 2009 al 2,3% nel 2012. È una scelta saggia? Molti ministri, la Confindustria, i sindacati e la maggior parte degli esperti pensano che sia indispensabile sostenere la ripresa economica, senza aggravare i conti pubblici e quindi incidendo sulle spese correnti. Il Governo non ha il coraggio di esplorare questa via. Fini ha quindi impietosamente rivelato la verità di un Governo paralizzato dall'incertezza. Ma ovviamente la storia non finisce qui.


By Angelo Stelitano


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